GONDOLA TOSCANA

Come si può notare dalla sua linea, tra questa barca e la gondola veneziana non c’è alcuna rassomiglianza o similitudine, ma se si fa una ricerca indietro nel tempo, si scoprono ascendenze insospettate. Infatti “gondola” è denominazione antichissima: la prima apparizione documentata del termine risale al 1094, a Venezia. Ma già nel 1246 troviamo il termine in uso a Genova, nei famosi (per gli storici navali) contratti conclusi tra i mandatari del Re di Francia Luigi IX e la Repubblica di Genova per il noleggio delle navi destinate a trasportare l’esercito franco-provenzale per la “crociata” contro Tunisi. Nel contratto per il noleggio di una delle più grosse navi è detto che questa doveva avere quattro imbarcazioni di servizio, una delle quali – la più piccola – doveva essere una gondola. Luigi IX, detto il Santo, tornò a fare il crociato nel 1268, e l’impresa gli costò la vita. In uno dei contratti stipulati coi Genovesi per l’occasione viene nominata una gondola a 12 remi, dunque un’imbarcazione non proprio piccolissima. Anche a Pisa, nel 1261, troviamo una gondola come imbarcazione di servizio di una nave.

Con questi brevissimi cenni si può supporre che la “gondola” era un’imbarcazione diffusa lungo le coste dell’Italia intera, essendo questa appunto un’imbarcazione di servizio di navi maggiori e perciò utilizzata per il trasporto di merci e persone anche indipendentemente da queste.

Il termine gondola come tipica imbarcazione veneziana inizia a presentarsi solo verso il 1500, in effetti questo termine fino ad allora era generico con il quale si specificava un’imbarcazione per il trasporto di merci. Quella di Venezia si è evoluta specificatamente per navigare nei canali veneziani.

Ma al di fuori di Venezia la gondola rimase un’imbarcazione da lavoro, una fra le tante; un documento provenzale del ‘400 parla di una gondola munita di albero, remi ed antenne, come la gondola riportata sul progetto. In tempi più vicini ai nostri, troviamo testimonianze sulle gondole (“queste” gondole) soltanto in Alto Tirreno. In una statistica del 1746, pubblicata dal De Negri, troviamo 23 gondole in Liguria: in media avevano una portata di 7 tonnellate ed equipaggio di 3-4 uomini. Queste imbarcazioni erano attrezzate con vele a tarchia.

La gondola di cui propongo i piani fu costruita nel 1890. E’ una barca robusta, non pontata, lunga fuori tutto 8,18 m.. Portava scalmi per cinque paia di remi normali, della lunghezza di 3,6 m. circa, più un paio di scalmi per remi più corti (2,5 m.) a poppa.

Questa gondola aveva un corredo doppio di alberi ed antenne, per poter meglio adattare la velatura alla forza del vento. I due alberi erano lunghi 5,10 e 6,50 m., e le antenne 8 e 9,90 m.. Nel disegno la velatura è quella con l’albero più grande, per venti deboli. L’albero piccolo si armava in posizione arretrata rispetto a quello grande. In questo caso la scassa veniva spostata verso poppa ed anche la mastra (costituita da un semicollare di ferro) veniva fissata, con due perni di ferro, al secondo banco da prora anziché al primo.

Il costume di cambiare antenna e vela con il mutare della forza del vento era abbastanza diffuso tra le imbarcazioni a vela latina del Mediterraneo, mentre non ci è dato di sapere circa il cambio dell’albero.

Per lunghe navigazioni venivano montate anche un paio di sartie, arridate con paranchi.

Questa gondola fino al 1930 fu usata per la pesca con la manaida. Questa era una rete da deriva, con la quale si prendevano principalmente sardine e acciughe. La manaida (o menaida) non aveva limiti di lunghezza, perché era composta da tanti pezzi quadrangolari cuciti tra loro, ed era profonda da 12 a 20 metri.

La pesca veniva fatta per lo più di notte, accendendo una lampada ad acetilene, tenuta fuori bordo a poppa, che produceva una luce vivissima, per attirare i pesci (pesca detta a lampara). E’ comunque certo che fuori della stagione estiva, che era quella del passaggio di acciughe e sardelle, queste barche venissero usate per altri tipi di pesca ed anche per i piccoli trasporti di persone e merci. Dal punto di vista dell’impiego, questa barca tirrenica era dunque strettamente imparentata con le “mendiche” della Campania, e con la “varche di sarde” di Sicilia.

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