VITA OPERATIVA DEGLI INCROCIATORI LEGGERI Classe “DI GIUSSANO”
Edizioni dell’Ateneo & Bizzarri – Roma
n. 4 - 1979
I tre incrociatori costruiti presso i Cantieri Ansaldo di Genova, furono varati nel 1930 a distanza di circa quattro mesi l’uno dall’altro: l’Alberto Di Giussano il 27 aprile, l’Alberico Da Barbiano il 23 agosto ed il Bartolomeo Colleoni il 21 dicembre. Madrine al varo furono: per il Di Giussano Clorinda Tahon di Revel, moglie del Grande Ammiraglio, per il Da Barbiano, la contesssa Olga Cavallero, per il Colleoni la signora Cesarina del Croix.
S.A. Adelaide di Savoia-Genova fu madrina al varo del Giovanni dalle Bande Nere, avvenuto a Castellammare il 27 aprile 1930, lo stesso giorno in cui veniva varato il Di Giussano.
Le bandiere di combattimento furono consegnate alle navi in forma solenne a Venezia il 22 aprile 1934. Nell’occasione fu consegnata anche la bandiera di combattimento al Cadorno e lo sttesso giorno, a Napoli, al Diaz. I 5 incrociatori erano ancorati al bacino San Marco assieme alla I e alla II Squadriglia esploratori (Tarigo, Vivaldi, Usodimare, Da Mosto e Malocello, Da Verrazzano, Pessagno, Da Recco), alla IV Squadriglia CT (Ricasoli, Nicotera, Crispi, Sella, Tigre, Nullo, Manin) ed al posamine Dardanelli. Le bandiere, in seta ricamata a mano, racchiuse in artistici cofani di legno pregiato adorni di sculture, bassorilievi e motti, furono offerte rispettivamente da:
- la città di Forlì per il Bande Nere;
- la città di Bergamo per il Colleoni;
- le città di Milano, Legnano, Giussano per il Di Giussano;
- la città di Ravenna per il Da Barbiano;
- la città di Pallanza per il Cadorna.
La solenne cerimonia della benedizione delle bandiere doveva svolgersi in piazza San Marco, ma la pioggia che cadeva da giorni incessantemente, costrinse a mutare programma: le funzioni religiose si svolsero dentro la Basilica ed i i discorsi furono pronunciato sotto l’arco dell’ingresso principale.
Quando le navi entrarono in servizio, nei primi mesi del 1931, vennero assegnate alla II Squadra navale, composta di navi leggere e velocit (le corazzate e gli incrociatori pesanti più protetti – gli Zara – furono assegnate alla I Squadra).
L’attività delle quattro navi negli anni successivi alla loro entrata in servizio non annovera fatti di particolare rilievo; essa fu assorbita prima dalle varie prove, poi nell’addestramento preliminare e quindi dalla normale attività di Squadra ed addestrativa, rifornimenti, visite a porti italiani ed esteri nel Mediterraneo, partecipazione alle annuali manovre navali. Durante la guerra civile spagnola le quattro unità effettuarono alcune missioni di scorta a piroscafi diretti in Spagna con materiali o con truppe, e alcune crociere di pattugliamento pendolare nel Mediterraneo occidentale allo scopo di intercettare e quindi di segnalare alle autorità nazionaliste, il traffico diretto verso i porti repubblicani.
In particolare il Di Giussano effettuò le seguenti missioni:
- 12 agosto – 7 settembre 1936 – a Barcellona per protezione di connazionali;
- 12-17 gennaio 1937 – scorta piroscafo a Cadice;
- 23-31 gennaio 1937 – crociera pendolare;
- 19-22 febbraio 1937 – scorta piroscafo a Tangeri.
Il Da Barbiano:
- 3 ottobre – 19 novembre 1936 – a Tangeri;
- 22-30 dicembre 1936 – scorta piroscafo a Palma di Maiorca;
- 2-7 gennaio 1937 – scorta piroscafo a Cadice;
- 16-20 gennaio 1937 – scorta piroscafo a Cadice;
- 28-30 gennaio 1937 – crociera pendolare;
- 22-27 marzo 1937 – scorta piroscafo;
- 1-6 aprile 1937 – scorta piroscafo.
Il Colleoni:
- 5 settembre – 3 ottobre 1936 – a Barcellona per protezione di connazionali;
- 3 gennaio 1937 – scorta piroscafo e crociera pendolare;
- 28 gennaio – 5 febbraio 1937 – crociera pendolare;
- 18-24 febbraio 1937 – crociera pendolare;
- 16-21 aprile 1937 – scorta piroscafo;
- 29 aprile – 1° maggio 1937 – scorta piroscafo;
- 3-6 maggio 1937 – scorta piroscafo.
Il Bande Nere:
- 11-14 agosto 1936 – scorta piroscafo e permanenza a Tangeri fino al 3 ottobre;
- 23-31 gennaio 1937 – crociera pendolare;
- 18-24 febbraio 1937 – crociera pendolare;
- 11-12 novembre 1937 – pattugliamento.
In Estremo Oriente, perdurando il lungo conflitto cino-giapponese, l’Italia, come molte altre nazioni europee, manteneva una forza navale a tutela dei propri interessi e di quelli dei nostri connazionali residenti. Nel novembre 1938 il Colleoni fu destinato a sostituire il Montecuccoli che rimpatriava dopo un lungo soggiorno nelle acque orientali. La nave lasciò La Spezia il 16 novembre e arrivò a Shanghai il 23 dicembre. Durante una sosta a Napoli, il Colleoni imbarco 50 uomini del Battaglione San Marco destinati a rinforzare il nostro distaccamento di Shanghai peraltro già occupata dai giapponesi un anno prima. L’incrociatore non si mosse da Shanghai fino al 27 marzo 1939, quando iniziò una crociera nel nord della Cina ed in Giappone toccando i porti di Tsingtao, Chefoo, Chinwangtao, Dairen. Kobe, Yokohama, Nagasaki e tornando di nuovo a Shanghai il 21 aprile.
Nel settembre 1939 era scoppiata la guerra in Europa. Il Giappone aveva invitato le Potenze europee a ritirare le loro navi dalle acque cinesi e, profittando del loro impegno nel conflitto, lavorava per modificare a proprio vantaggio la situazione delle concessioni a terra ed in generale di tutto il territorio cinese occupato o che sperava di occupare in seguito.
Il Colleoni lasciò Shanghai il 9 ottobre 1939 (rimasero in acque cinesi le cannoniere Lepanto e Carlotto) e, toccando nel viaggio di ritorno Colombo e Massaua, raggiunse Gaeta il 28 ottobre.
All’inizio delle ostilità il Di Giussano ed il Da Barbiano facevano parte della IV Divisione della I Squaddra che era divisa in due sezioni: la prima con il Da Barbiano ed il Cadorna e la seconda con il Di Giussano ed il Diaz. Il Da Barbiano alzava l’insegna dell’Amm. di Divisione Alberto Marnco di Moriondo, Comandante della Divisione, il Da Barbiano quella del Contrammiraglio Alberto Da Zara, Comandante della seconda sezione.
Il Bande nere ed il Colleoni, formavano invece la II Divisione della II Squadra, al comando dell’Ammiraglio di Divisione Casardi che alzava la sua insegna sul Bande Nere. Le due navi, all’inizio delle ostilità erano dislocate a Palermo.
ATTIVITA’ DURANTE IL CONFLITTO
L’elenco cronologico dei fatti appresso riportato si riferirà a due serie distinte di avvenimenti riguardanti in parte la II Divisione ed in parte la IV.
10-11 GIUGNO 1940 – PROTEZIONE ALL’OPERAZIONE DI POSA DELLO
SBARRAMENTO MINATO NEL CANALE DI SICILIA
La sera del 10 giugno 1940, dopo le ore 20,00, Bande nere e Colleoni salparono da Palermo per effettuare assieme ai posamine Scilla e Buccari, la posa dello sbarramento minato LK nel Canale di Sicilia. Per coprire l’operazione uscirono in mare da Messina il Pola e la III la Divisione, da Napoli la VII Divisione e la X Squadriglia cacciatorpediniere, che eseguirono un’esplorazione notturna fra Marettimo e Capo Bon. Non vi fu nessuna reazione avversaria. Bande nere e Colleoni rientrarono a Palermo.
11 GIUGNO 1940 – TRASFERIMENTO A TARANTO DEL DA BARBIANO
Il Da Barbiano, che si trovava ad Augusta, dalla cui base, il 6 ed il 9 del mese, aveva effettuato due operazioni di minamento nel settore, salpò alle ore 03,45 dell’11 e rientrò a Taranto dove rimase “pronto a muovere” assieme al Di Giussano.
16 GIUGNO 1940
Bande Nere e Colleoni spararono con le artiglierie antiaeree contro 5 velivoli da ricognizione che sorvolavano Palermo lanciando piccoli manifesti.
22-24 GIUGNO 1940 – MISSIONE DELLA II DIVISIONE ALLA RICERCA DEL NEMICO
Avvistamento di aerei ed intercettazioni avevano rivelato un intenso traffico di convogli fra la Provenza e l’Algeria. Contro questo movimento (attaccato senza esito da nostri sommergibili anche se alcuni lanci erano stati ritenuti positivi) fu eseguita, fra il 22 ed il 24 giugno, un’incursione con un notevole numero di unità leggere che avrebbe potuto dare origine, se si fosse verificato l’incontro, ad un combattimento con le consistenti unità francesi adibite alla scorta dei convogli.
La punta dell’incursione era costituita dalla VII Divisione (Eugenio di Savoia) con la XIII Squadriglia cacciatorpediniere, protetta a distanza dal Pola, dalla I Divisione (Zara), dalla Ii Divisione (Bande Nere e Colleoni) dalla II Div. (Trento) e da tre squadriglie C.T..
Per partecipare all’operazione Bande nere e Colleoni uscirono da Palermo alle 17,30 del 22 giugno, riunendosi al tramonto con le altre forze a nord di Palermo, per poi dirigere fino a 40 miglia a ponente dell’isola di S. Pietro in Sardegna punto dal quale la formazione doveva intervenire a sostegno della VII Divisione se ne fosse manifestata la necessità. Anche a causa delle avverse condizioni meteorologiche, con nubi basse, piovaschi e foschia, la ricognizione aerea, compresa quella imbarcata sulle navi (il Bande Nere catapultò un aereo il mattino del 23) non trovò traccia di navi nemiche.
Mentre le altre unità rientravano alle rispettive basi, bande nere e Colleoni tornarono a Palermo dove giunsero alle ore 02,50 del 24.
Il pomeriggio dello stesso giorno, a Villa Incisa dell’Olgiata, presso Roma, era stata firmata la Convenzione di Armistizio fra l’Italia e la Francia.
28-29 GIUGNO 1940 – TRASFERIMENTO DELLA II DIVISIONE AD AUGUSTA
Bande Nere e Colleoni salparono da Palermo alle ore 22,30 (23,15 il Colleoni) del 28 giugno e giunsero ad Augusta, rotta a nord della Sicilia, il 29 alle ore 09,30.
2-3 LUGLIO 1940 – MISSIONE DELLA II DIVISIONE
Bande Nere e Colleoni mossero da Augusta alle ore 20,00/20,30, con la X Squadriglia C.T., per tentare di intercettare un cacciatorpediniere inglese classe “Jerwis” segnalato come proveniente da Gibilterra e probabilmente diretto a Malta. Alle ore 05,40, il Bande Nere catapultò il suo aereo per estendere il raggio della ricerca, ma nulla fu avvistato. Sul mare, con vento fresco da maestrale, la visibilità era limitata. Il Colleoni rientrò ad Augusta alle ore 17,50, il Bande Nere alle ore 19,00.
4 LUGLIO 1940 – LA II DIVISIONE PRENDE IL MARE PER PROTEGGERE UN CONVOGLIO
Bande Nere e Colleoni salparono da Augusta fra le 00,05 e le 01,40 del giorno 4 per ricevere e scortare a 100 miglia dalla Sicilia, un convoglio di due piroscafi provenienti da Tripli. Il Bande Nere rientrò ad Augusta alle ore 09,30 dello stesso giorno, mentre il Colleoni vi giunse alle 19,55.
5 LUGLIO 1940 – LIEVE INCIDENTE AL “DI GIUSSANO”
Il pomeriggio del 5 luglio, alle ore 15,10 a causa di un violento ed improvviso fortunale abbattutosi sul Golfo di Taranto, il Di Giussano, ormeggiato alla boa in Mar Grande, andò ad urtare con la poppa la prora del Garibaldi, pure ormeggiato alla boa. I danni, per entrambe le navi, forno di lieve entità.
7-10 LUGLIO 1940 – BATTAGLIA DI PUNTA STILO
Ai vasti movimenti navali di quei giorni che portarono poi, per una causale coincidenza di movimenti avversari, allo scontro di Punta Stilo, presero parte tutti e quattro gli incrociatori classe “Di Giussano”.
Il grosso convoglio organizzato per rifornire le truppe operanti in Libia (fino a quel momento si erano eseguiti solo i trasporti dei materiali più indispensabili, ma in limitatissimi quantitativi, a mezzo di unità leggere, sommergibili e cacciatorpediniere e di tre piroscafi veloci), composto dai piroscafi Esperia, Calitea, Pisani e Foscarini, partiti da Napoli alle 18,00 del 6 luglio e dal piroscafo Barbaro aggregatosi agli altri da Catania il mattino del 7 luglio, doveva essere scortato dalla II Divisione, dalla X Squadriglia CT, dalla IV Squadriglia torpediniere più una sezione di torpediniere di vecchio tipo.
Questo consistente gruppo di navi, partendo il mattino del giorno 8 e navigando a 20 nodi avrebbe dovuto raggiungere il più lento convoglio – 14 nodi – a sud della Sicilia e scortarlo nel tratto più pericoloso della navigazione, fino a Bengasi.
A distanza, la protezione doveva essere assicurata dal Pola e dagli incrociatori pesanti della I e III Divisione con tre Squadriglie di CT e, a sostengo, si sarebbero trovate contemporaneamente in mare le due navi da battagli in quel momento disponibili (Cesare e Cavour), due Divisioni di incrociatori leggeri, l’VIII e la IV (Da Barbiano) e 4 Squadriglie CT. Praticamente, per assicurare il buon esito dell’operazione, prese il mare il grosso della flotta.
Bande Nere e Colleoni partirono da Augusta alle 12,55 del 7 e svolsero la loro missione senza incidenti. Nelle prime ore del giorno 8 fu loro ordinato dall’Ammiraglio Campioni, Comandante in Capo delle Forze in mare, in conseguenza delle prime informazioni sulla presenza di navi inglesi, di modificare la loro rotta da 147° a 180° in modo da poter eventualmente dirottare su Tripoli. Alle ore 07,10, dato l’esito negativo delle ricognizioni effettuate con aerei della IV Divisone, l’Ammiraglio ordinò al convoglio di riprendere la rotta originaria. I mercantili giunsero tranquillamente a Bengasi mentre agli incrociatori di scorta ed alla Squadriglia CT fu ordinato di dislocarsi a Tripoli. Il Bande Nere dette fondo a Tripoli alle 10,25 del giorno 9 ed il Colleoni alle 13,10.
Nello scontro di Punta Stilo, per quanto riguarda gli incrociatori della IV Divisione – facente parte del gruppo Cesare – che comprendeva Di Giussano, Da Barbiano, diaz e Cadorna, aggiungeremo quanto segue.
Dopo le 14,30, in seguito al definitivo e sicuro avvistamento del nemico, alla distanza di 80 mi8glia, da parte di un aereo della 142^ squadriglia da ricognizione marittima, l’Ammiraglio Campioni diresse con tutte le navi ai suoi ordini, con rotta 10°, verso la formazione avversaria.
Contemporaneamente Diaz e Cadorna lamentarono delle avarie agli apparati motori per cui l’Ammiraglio preferì privarsi del loro contributo rimandandoli verso la base. La IV Divisione che insieme all’VIII Divisione formava una colonna a 5 miglia a levante delle corazzate, rimase quindi formata dai due soli incrociatori Di Giussano e Da Barbiano.
Alle 14,15 le due unità catapultarono ciascuno il loro secondo aereo per esplorare di prora a dritta della Forza Navale, probabile direzione di provenienza del nemico che tantava di portarsi a nord della nostra formazione per tagliarle la rotta per Taranto; (i loro primi aerei erano stati catapultati il giorno prima ed avevano diretto verso Bengasi senza avvistare navi nemiche. L’aereo del Di Giussano (Biondi-Durana) era stato costretto all’ammaraggio di fortuna ed era rimasto in balia del mare per 32 ore prima di essere sospinto dal vento verso la costa). Altri aerei furono lanciatati dall’Eugenio di Savoia, dal Duca degli Abruzzi, dal Garibaldi e dal Cadorna.
Poco dopo gli aerei catapultati segnalarono le forze avversarie a 30 miglia ed alle 15,00 segnalarono che il nemico accostava per nord-nord-ovest. Fra le 14,50 e le 15,10 avvennero gli avvistamenti ottici ed, in particolare, dalla IV Divisione si avvistarono quattro incrociatori leggeri della VII Divisione dell’Ammiraglio Tovey (Neptune, Liverpool, Orion – nave ammiraglia – e Sidney. Il quinto incrociatore della divisione, il Gloucester, attaccato dai nostri aerei il giorno prima era stato colpito sulla controplancia ed aveva perduto, fra gli altri, il Comandante e 6 ufficiali. Ritenendolo menomato nella sua efficienza, l’Ammiraglio Cunningham l’aveva distaccato a protezione della portaerei Eagle, fuori formazione).
Sempre limitandoci alle notizie riguardanti gli incrociatori della IV Divisione (la breve azione può essere seguita meglio sul grafico) diremo che essi, alle 15,17 aumentarono la velocità a 30 nodi e accostarono decisamente verso gli incrociatori leggeri inglesi sui quali aprirono il fuoco alle 15,27 alla distanza di 20.500/21.000 metri. L’VIII Divisione che aveva seguito una rotta di avvicinamento diversa, aveva iniziato il fuoco alle 15,20. Il tiro degli incrociatori leggeri (4 per parte) fu ben diretto, sia da parte nostra che da parte avversaria anche se nessun proiettile cadde a bordo delle navi. Solo sul Neptune le schegge di un colpo esploso in mare vicinissimo, danneggiarono la catapulta e l’aereo che vi era sopra che dovettero buttarlo a mare perché, perdendo benzina dal serbatoio poteva provocare un incendio.
Alle 15,30 però le navi da battaglia inglesi, giunte frattanto a circa 24.000 metri dai nostri incrociatori, iniziarono il fuoco a sostegno dei loro incrociatori leggeri.
I colpi da 381 inquadrarono subito la IV e l ‘VIII divisione che manovrarono per sottrarsi alla pericoloso situazione; l’VIII Divisione accostò verso est e la IV verso sud riprendendo, verso le 15,40 la rotta per nord-ovest e portandosi a poppavia delle nostre corazzate. Le distanze subito aumentate avevano indotto anche la VII Divisione inglese a sospendere il fuoco. Poco dopo, esattamente alle 15,53 iniziava lo scontro fra le corazzate fino a che, come noto, la Cesare venne colpita e l’Ammiraglio Campioni manovrò per interrompere il contatto balistico. Gli ultimi colpi dello scontro furono scambiati fra i nostri incrociatori pesanti e la VII divisione inglese che cercava di riprendere il contatto.
Finito lo scontro Di Giussano e Da Barbiano (con la I e l’VIII Divisione, il Pola e la Cavour) diressero verso Augusta dove giunsero alle 00,40 del 10 luglio.
Durante la navigazione tutta la formazione fu sottoposta a vari attacchi da parte di aerei nazionali che scambiarono le nostre navi per navi inglesi.
Ortunatamente nessuna delle nostre navi fu colpita. Dalle relazioni dei due incrociatori della IV Divisione, si rileva che le due unità reagirono col fuoco contro aerei ritenuti nemici dalle 16,20 alle 21,00. Il Di Giussano ritenne, alle 19,30 di aver abbattuto un aereo ed in effetti un nostro velivolo andò perduto durante questi attacchi.
Si può aggiungere infine, che alle 18,40 i due incrociatori invertirono la rotta per soccorrere il cacciatorpediniere Saetta in avaria e dopo dieci minuti ripresero la rotta primitiva mantenendosi ai due lati del cacciatorpediniere.
Le navi, come si è detto, giunsero ad Augusta in nottata, ma Supermarina aveva elementi per supporre che la base sarebbe stata attaccata da aerosiluranti nemici (cosa che in effetti accadde nella notte fra il 10 e l’11 causando l’affondamento del cacciatorpediniere Pancaldo) e pertanto ordinò subito che le navi lasciassero quell’ancoraggio. Mentre alcune unità andavano a Napoli, la IV e l’VIII divisione lasciarono Augusta alle 19,00 del 10 e fecero rotta per Taranto dove giunsero alle 07,00 dell’11. Le due unità della IV Divisione rimasero ferme in quella base fino al 29 luglio.
17 LUGLIO 1940 – TRASFERIMENTO DELLA II DIVISIONE IN EGEO
– BATTAGLIA DI CAPO SPADA -
Già da qualche tempo Supermarina aveva valutato la possibilità di eseguire un bombardamento delle linee inglesi nella zona di Sollum. Questa rapida incursione doveva essere eseguita da una sezione della IV Divisione (Di Giussano e Diaz) che avrebbe dovuto partire da Taranto, raggiungere nelle prime ore del mattino Tobruk, ricevere colà la scorta della Squadriglia Espero (*) eseguire il bombardamento progettato e rientrare subito a Taranto.
(*) (Questo avveniva quando la Squadriglia “Espero” non era ancora stata distrutta. L’Espero infatti fu affondato in combattimento al largo di Tobruk il 28 giugno ed il 5 luglio, sempre a Tobruk, per siluramento, andò perduto lo Zeffiro mentre l’Euro andava ad incagliarsi. Nella prima quindicina di luglio era ancora efficiente solo il Nembo che fu affondato, con l’Ostro, il 20 luglio nella rada di Tobruk)
La presenza a Tripoli della II Divisione (Bande Nere e Colleoni) e della X Squadriglia C.T. che avevano scortato a Bengasi il convoglio “Esperia”, suggerì un cambiamento di programma. Gli incrociatori, senza però la scorta di cacciatorpediniere, avrebbero dovuto eseguire l’azione contro Sollum nelle ore pomeridiane, poi fingere di tornare verso Tobruk e, nelle ore notturne, invertire di nuovo la rotta e dirigere verso Lero, nel Dodecanneso da dove avrebbero potuto, in seguito, disturbare con rapide incursioni, il traffico inglese nell’Egeo.
Così il giorno 13 luglio Supermarina informava l’Ammiraglio Bruno Brivonesi, Comandante Superiore della Marina in Libia, con sede a Bengasi che “qualora interessasse Supercomando ASI sarebbe intenzione eseguire con incrociatori II Divisione bombardamento zona Sollum, ripeto Sollum e non Marsa Matruk, data sua vicinanza Alessandria”. Per assicurarsi dell’assenza di forze nemiche in mare nella zona, Supermarina richiedeva una preventiva esplorazione aerea dalla Cirenaica e da Rodi.
Il Comando Superiore delle FF.AA. nelle isole italiane dell’Egeo (Egeomil) retto allora dal Quadriumviro De Vecchi di Valcismon, venne informato da Supermarina della progettata operazione a mezzo di un telegramma inviato il giorno 16 e da uno inviato il giorno 18, dopo che era riuscito vano il tentativo di far pervenire ad Egeomil un testo più dettagliato a mezzo di un aereo del Comando Servizi Speciali (che manteneva i contatti con le basi oltremare e con l’Africa orientale). L’aereo con i messaggi, partito il 14 era rimasto fermo a Bengasi per ragioni che non sono specificate fino al giorno 24. Quest’ultimo messaggio arrivò quindi nelle mani del Governatore De Vecchi cinque giorni dopo la conclusione dell’operazione.
Nello stesso tempo, per accertarsi delle concrete possibilità di utilizzazione dei due incrociatori a Lero, Supermarina si era premurato di informarsi presso i nostri Addetti navali ad Atene e ad Istanbul, dei movimenti dei piroscafi nemici.
L’Addetto di Istanbul rispondeva comunicando che tre motocisterne di “tipo fluviale” (probabilmente così definite per le loro ridotte dimensioni) da 1500/2000 tonnellate, erano transitate nel Bosforo la sera del 15 luglio dirette verso i Dardanelli, dove avevano sostato in attesa di riunirsi a tre piroscafi sotto carico ad Istanbul e proseguire poi in convoglio.
L’Ammiraglio Casardi, comandante della II Divisone, già informato per conoscenza del precedente scambio di messaggi, ricevette a mezzo di un aereo proveniente dall’Italia, il plico sigillato contenente il seguente ordine di operazione:
“Argomento: Direttive per missioni di guerra sulle coste Egiziane e in Egeo.
“Segreto – Riservato alla Persona.
“ 1° - Scopo della Missione.
a) Eseguire una breve intensa azione di bombardamento contro gli obiettivi costieri della zona di Sollum indicati dal Supercomando A.S.I., dopo una breve sosta a Tobruk per rifornimento.
b) Trasferirsi, alla fine del bombardamento, a Portolago per compiere da quella base incursioni contro il traffico britannico nelle acque dell’Egeo.
“ 2° - Forze assegnate.
a) I due incrociatori.
b) I cacciatorpediniere dilsocati a Tobruk, per scortarvi al Vostro arrivo da un putno 20 miglia a NW dal punto C di Tobruk fino all’entrata del porto, e da Tobruk fino a Sollum e ritorno (limitatamente alle ore diurne).
“ 3° - Modalità esecutive.
a) I due incrociatori partiranno da Tripoli il giorno X compiendo il percorso alla velocità di traslazione di 20 nodi misurata sulla rotta diretta Tripoli-Tobruk.
Regolerete pertanto l’ora di partenza da Tripoli in modo da raggiungere alle 05,30 del giorno X+1 il punto 20 miglia a NW di C, dove troverete i Ct di Tobruk che Vi moveranno incontro per scortarvi.
Aumenterete convenientemente di velocità nelle zone in cui riterrete opportuno zigzagare.
b) A Tobruk eseguirete rifornimento di nafta e di acqua (cercando di ridurre al minimo il fabbisogno di acqua) e ripartirete da Tobruk per Sollum lo stesso giorno X+1, in modo da avere ultimato li bombardamento circa due ore prima del tramonto.
Da Tobruk a Sollum la velocità sarà di 25 nodi.
Eseguito il bombardamento, dirigerete – sempre a 25 nodi – con rotta di ritorno verso Tobruk fino al calare della notte.
Calata la notte, lascerete liberi i Ct e coi soli incrociatori dirigerete per Portolago passando tra Rodi e Scarpanto oppure a ponente di Creta, secondo che Vi sarà ordinato. Velocità 25 nodi fino all’arrivo a Portolago.
c) A Portolago riceverete istruzioni radiotelegrafiche appoggiate a Marina Lero.
Di massima dovrete tenerVi pronto ad eseguire rapide puntate nelle zone che Vi saranno indicate, per affondare traffico mercantile con la bandiera inglese o al servizio degli inglesi e unità sottili di protezione a detto traffico.
d) Da Portolago rientrerete nella base nazionale che Vi sarà indicata, quando ne riceverete l’ordine.
e) Per garantirVi da sorprese durante le traversate e le operazioni in mare, sarà tempestivamente disposto un adeguato servizio di ricognizione aerea, il cui segnale di scoperta potrete anche direttamente intercettare.
f) Navigherete per quanto possibile in fondali superiori ai 500 metri, e a Tobruk assumerete le informazioni utili a stabilire se nel golfo di Sollum i Ct dovranno precederVi coi paramine. PortarVi in ogni caso nella zona da cui dovete far fuoco per bombardare, seguendo il minimo percorso in acque inferiori ai 500 metri e tenendo presente che a nord di Ras Azzas risulterebbero mine posate da un sommergibile nemico.
“ 4° - Disposizioni varie.
a) Assoluto silenzio r.t. durante tutta la missione. Appoggerete le eventuali comunicazioni a Marina Tobruk e a Marina Lero, quando sarete in quei sorgitori.
b) A Portolago potrete reintegrare le munizioni consumate nel bombardamento di Sollum.
c) A Portolago sarete pronto a muovere in 6 ore fino alle 24,00 del giorno successivo a quello del Vostro arrivo.
Poi starete pronto in 2 ore. Tuttavia dopo ogni puntata offensiva le unità potranno restare per le prime 24 ore dal rientro a Portolago, pronte in 6 ore.
d) La Squadriglia “Maestrale” rientrerà in Italia scortando un gruppo di piroscafi, che le sarà indicato. Voi non ne riceverete comunicazione, se sarete già partito da Tripoli, allo scopo di ridurre il traffico r.t..
e) La data e le modalità della missione Vi saranno comunicate con uno dei seguenti telegrammi, le cui parole saranno (per maggior segretezza) cifrate:
- Sedici Terreni Saranno Espropriati (significato: Il giorno X è il giorno 16; partirete facendo sosta a Tobruk, bombardando Sollum e proseguendo per l’Egeo);
- Rimandate Sosta Prevista (significato: Passate per il Canale Rodi-Scarpanto);
- Pervenuto Plico Confidenziale (significato: Passate a ponente di Creta);
- Sedici Trasmissioni Errate (significato: Il giorno X è il giorno 16; partite direttamente da Tripoli per l’Egeo).
Quest’ultima formula telegrafica completa il caso che all’ultimo momento si dovesse rinunciare all’azione contro Sollum.
f) Il contenuto del presente dispaccio dovrà essere conosciuto da Voi solo; i Vostri Comandanti apriranno in mare, dopo la partenza dal porto, le istruzioni che Voi impartirete.
g) Accusate ricevuta indicando soltanto il numero di protocollo del presente dispaccio.
Il Capo di Stato Maggiore
f.to CAVAGNARI
Le navi della II Divisione accesero le caldaie alle ore 09,30 del giorno 17; due giorni prima il Comando Superiore in Libia aveva informato che il bombardamento della zona di Sollum non era ritenuto utile (probabilmente per la difficoltà di riconoscere gli obiettivi da bombardare) e Marilibia ne aveva, a sua volta, informato il Ministero. Pertanto Supermarina dette il via all’Ammiraglio Casardi con il telegramma “Diciassette trasmissioni errate”, ordinando cioè di partire il giorno 17 da Tripoli direttamente per l’Egeo.
Le due navi lasciarono Tripoli alle 20,35; navigando a 20 nodi sarebbero giunte a nord della Cirenaica la sera del 18 e quindi, facendo rotta per passare a nord di Creta, dovevano arrivare nella zona di Cerigotto e Capo Spada verso le 04,30 del 19 ed a Portolago, a Lero, alle 14,00 dello stesso giorno.
Nessuna notizia dell’operazione era trapelata al Comando inglese. Il caso volle che proprio il giorno 19 il Comandante della Mediterranean Fleet avesse disposto una caccia antisommergibile con quattro CT della II flottiglia (Hiperion, Ilex, Hero; hasty) nel canale fra Caso e Creta, e una ricerca a rastrello nel Golfo di Atene con un incrociatore (Sidney – C.V. Collins) ed un CT (Havock) per preparare la strada ad un convoglio di prossima partenza dall’Egitto (convoglio AN.2) Contemporaneamente altri 8 CT si trovavano nell’Egeo meridionale per assicurare la navigazione di un convoglio proveniente pure dall’Egitto e per riceverne un altro proveniente dai Dardanelli, proprio quello segnalato dal nostro Addetto navale ad Istanbul. Come si vede il Comando inglese prendeva i suoi buon provvedimenti per assicurare il suo traffico che passava sotto il naso dei nostri Comandi nel Dodecanneso.
Molto probabilmente l’azione di disturbo che i due nostri incrociatori avrebbero dovuto esercitare nella zona avrebbe trovato una consistente reazione avversaria ed avrebbe avuto pertanto scarse probabilità di successo.
Intorno alle 06,00 del 19 luglio, i nostri incrociatori in linea di rilevamento e zigzagando a 25 nodi, entravano nel canale fra Creta e Cerigotto. Il mare era molto agitato con vento teso da maestrale ed il sole stava sorgendo proprio di fronte alle nostre navi. Nello stesso momento, dalla parte opposta, col sole alle spalle, provenivano in linea di fronte, a circa 1000 metri di distanza l’uno dall’altro i 4 cacciatorpediniere inglesi della II flottiglia.
Le due formazioni, al momento dell’avvistamento, avvenuto probabilmente contemporaneamente e, comunque, da parte nostra, alle ore 06,17, distavano l’una dall’altra circa 17.000 metri. Il Sidney con l’Havock si trovavano a circa 60 miglia con rotta a nord verso il Golfo di Atene.
Ricevuta la comunicazione di scoperta il C.V. Collins diresse subito alla massima velocità verso sud mentre i CT della II flottiglia prendevano caccia verso nord-est.
L’Ammiraglio Casardi, ritenendo che i CT nemici costituissero la scorta di altre unità, forse di un convoglio, ordinò di aumentare a 30 nodi e di inseguirli. Alle 06,27 gli incrociatori si spiegarono sulla sinistra per mettere in linea tutti i pezzi ed iniziarono il fuoco con i 152 alla distanza di 17.400 metri sui due CT più vicini.
In questa prima fase del combattimento i nostri incrociatori ebbero la possibilità di tirare con i 152 mantendosi fuori portata dei 120 avversari. Gli inglesi risposero infatti al fuoco dopo la nostra quinta salva, ma i colpi caddero corti di 7/800 metri. Alle 06,43, i CT inglesi tentarono il lancio dei loro siluri che, data la distanza – intorno a 18.000 metri – avevano poche possibilità di incontrare il loro bersaglio. Né il nostro tiro peraltro aveva efficacia, anche perché il sole abbagliante in faccia disturbava le operazioni di punteria. Intanto le distanze aumentavano, sia per la velocità superiore dei CT avversari (35 nodi circa) anche se ora gli incrociatori italiani navigavano a 32 nodi, quasi il massimo raggiungibile, sia per le rotte leggermente divergenti come può vedersi nel grafico. Alle ore 06,50, dopo aver cessato il tiro, la nostra Divisione accostava ad un tempo sulla dritta per accorciare le distanze mentre i CT avversari emettevano una cortina di nebbia artificiale che, sommata alla foschia del mattina, li rese totalmente invisibili. Alle ore 06,58 i CT riapparvero, ormai a 23.000 metri e gli incrociatori spararono ancora qualche salva ormai senza efficacia, sospendendo definitivamente il tiro alle 07,05. Le due formazioni continuarono a navigare con rotte ora leggermente convergenti, ma con i più veloci CT ormai passati completamente di prora agli incrociatori e fuori tiro.
Conoscendo, come avvenne in seguito, l’aggressività dei comandanti britannici, la fuga dei CT avversari avrebbe potuto generare qualche sospetto. A meno che essi non avessero nulla da difendere – non costituissero quindi la scorta di un convoglio – e volessero pertanto sottrarsi alla superiorità di calibro italiana senza nulla tentare, il loro rapido allontanamento poteva far pensare che cercassero di condurre il loro avversario sotto il tiro di altre unità.
Se l’Ammiraglio Casardi avesse in precedenza lanciato gli aerei imbarcati per esplorare il tratto di mare che lo separava dalla sua meta, o se Egeomil avesse intensificato le sue ricognizioni, forse avrebbe avuto la fortuna di essere informato in tempo di ciò che avrebbe trovato sulla sua rotta.
Invece lo stato del mare che rendeva rischioso il decollo e la necessità di mettere la prora al vento per il lancio – con perdita di tempo – avevano indotto il nostro Ammiraglio a rinunciare alla ricognizione di bordo.
Egeomil, da parte sua, aveva fatto eseguire ricognizioni senza esito nel pomeriggio del 18 ed aveva disposto che tre Cant Z 501 partissero da Lero alle 04,45 del 19. Questi 3 aerei che avrebbero potuto forse fare qualche avvistamento, non poterono partire all’ora fissata per inconvenienti tecnici (erano aerei non più giovanissimi) e solo alle ore 06,20 e alle 06,50 poterono partire altri due aerei che, giunti alle ore 08,30 nella zona dello scontro, poterono solo constatare che i CT inglesi stavano raccogliendo i naufraghi del Colleoni mentre il Bande Nere si ritirava verso sud-est inseguito dal Sidney e da due CT.
Tornando sul teatro dello scontro ritroviamo il Bande Nere ed il Colleoni seguire con rotta a nord-est i CT inglesi a distanze invariate. Alle 07,22 il Comando Divisione richiese ad Egeomil l’invio di aerei da bombardamento che, a parte il disturbo, ben poco, come ormai sappiamo, avrebbero potuto fare contro i veloci CT.
Alle ore 07,30, quando ormai i CT nemici si erano persi nella foschia, le nostre navi videro cadere nelle immediate vicinanze, provenienti da sinistra, attraverso un banco di bassa e densa nebbia, varie salve di medio calibro.
Del nuovo avversario si scorgevano solo le vampe delle salve attraverso la nebbia e non altro. Il tiro proveniva dal Sidney che si trovava in quel momento a 12.000 metri dai nostri incrociatori, con rotta a sud-est, rapidamente convergente a quella seguita dalle nostre navi.
Il tiro nemico diretto sul Bande Ner fu subito ben centrato ed immediatamente un proiettile da 152 colpì l’unità.
Sulla relazione del servizio GN si legge:
“ore 07,30. Cade un colpo da 152 sul lato sinistro, all’altezza della prima sovrastruttura circostante la cassa a fumo caldaie prodiere, perforando il montante di sinistra del quadripode. Produce uno squarcio di m. 5x4. Proseguendo la sua corsa il proiettile perfora la cassa nafta di servizio delle cucine sottufficiali ed equipaggio ed attraversa la cassa a fumo della caldaia n. 1. Penetrando nel fumaiolo produce uno squarcio di m. 6x5 contorcendo e schiodando lamiere. Nell’urto contro le lamiere del fumaiolo il proiettile scoppia producendo i massimi effetti dirompenti all’esterno del fumaiolo stesso e schiodando le lamiere dalle mastre che però non subiscono danni. L’osteriggio della lavanderia viene schidato e contorto. Squarci e danni nella zona antistante”.
Lo scoppio di quel primo proiettile uccise 4 marinai e ne ferì altri 4.
Bande Nere e Colleoni iniziarono immediatamente il fuoco ma senza poter telemetrare, regolandosi sulle vampe che apparivano nella foschia e subito accostarono per 90° a un tempo sulla dritta, continuando quindi il tiro con le torri di poppa. Le salve dei nostri incrociatori non erano però ben centrate e solo un colpo anomalo raggiunse il Sidney sul fumaiolo di prora senza provocare seri danni e ferendo leggermente un marinaio. I colpi dell’invisibile nemico cadevano invece ben vicini alle nostre navi ed allora l’Ammiraglio Casardi ordinò di emettere la nebbia.
Non appena i nostri incrociatori furono al riparo della cortina da loro distesa, il tiro del nemico divenne subito irregolare. Dopo 4 minuti le unità cessarono di far nebbia ed accostarono ancora a dritta dirigendo a sud. Diradatisi i fumi apparve l’incrociatore nemico a circa 19.000 metri con il suo CT (che fu scambiato, a bordo delle nostre navi, per un secondo incrociatore) e i 4 CT della II Flottiglia che, invertita la rotta, si stavano accodando al Sidney.
Le nostre navi accostarono ancora sulla dritta alle 07,53 dirigendo su Capo Spada e poi accostarono ancora per doppiare il Capo.
Il Sidney continuò a seguire la nostra formazione a non più di 10 miglia di distanza sempre sparando sul Colleoni che gli era più vicino mentre l’Havock si riuniva agli altri CT che seguivano a maggior distanza in linea di rilevamento e che cominciarono a tirare verso le 08,100 con tiro però corto.
A questo punto la situazione per i nostri incrociatori non era sfavorevole: essi potevano contare su 16 pezzi da 152 contro 8 del Sidney; i 20 pezzi da 120 dei cinque CT non avevano rappresentato fino ad allora un serio pericolo per la loro gittata insufficiente. In più essi avevano un leggero margine di velocità sul Sidney che in teoria avrebbe dovuto fare 32,5 nodi ma che non era in grado di farne più di 30-31 mentre i nostri, benché scaduti dalle loro brillanti prestazioni di un tempo, potevano ancora sorpassare i 32.
L’Ammiraglio Casardi cercava di portarsi in acque libere e di mantenersi in posizione avanzata, a suo dire, per poter usare più convenientemente anche i siluri (che però non furono lanciati).
E’ sempre accaduto, però, che il vantaggio sia passato dalla parte di chi ha cercato di accorciare le distanze anziché di combattere al limite della portata dei propri cannoni. A sfavore della nostra Divisione rimanevano le condizioni di visibilità, più per la persistente foschia che per il sole ormai alto, eil mare vivo da maestro che causava alle unità un notevole rollio rendendo difficile la punteria.
In tale situazione la decisione dello scontro poteva venire solo dal primo colpo fortunato e la sorte (o la superiorità inglese nel materiale e nell’esercizio di tiro) volle che questo toccasse al Sidney.
Alle ore 08,24 mentre le nostre navi, sempre sparando con tutte le otrri ed eseguendo frequenti accostate per disorientare il nemico, si trovavano quasi al traverso di Capo Kimaros, 5 miglia oltre Capo Spada, il Colleoni inquadrato dal tiro sempre più preciso del Sidney, fu investito dai primi colpi. Subito il timone andò in avaria, non governando neppure dalla camera d’ordini, tuttavia essendo rimasto al centro la nave restò in rotta. Nei minuti successivi il Colleoni sul quale il Sidney continuava a sparare (il Bande Nere colpito in precedenza, al fumaiolo prodiero, emetteva irregolarmente del fumo che lo rendeva meno visibile) fu ancora colpito in tutte le zone, particolarmente al centro e sul torrione con molte perdite tra il personale, avarie e accensione di focolai di incendio.
Ai colpi del Sidney si erano aggiunti ora quelli dei CT fattisi più vicini.
I proiettili raggiunsero il locale caldaie 5 e 6 mettendo immediatamente fuori uso le stesse, distruggendo il collettore principale di vapore ed altre tubolature. Il vapore surriscaldato che invase il locale ed i locali adiacenti uccise tutto il personale addetto. Per la distruzione del collettore tutte le altre caldaie rimasero senza acqua e la nave quasi immediatamente si fermò.
Priva di energia continuò a sparare solo con i pezzi da 100 che avevano iniziato il fuoco appena i CT nemici erano giunti a distanza utile. Mancata l’energia elettrica e successivamente, per il susseguirsi delle avarie, anche la luce di riserva, tutti i locali interni rimasero all’oscuro.
Tutte le unità nemiche, giunte ora a breve distanza, sparavano sul facile bersaglio e sotto la grandine di colpi il torrione e la plancia furono devastati e incendiati e tutto il personale colà destinato rimase morto o ferito.
Poco dopo anche i pezzi da 100 al centro, esaurite le riservette e non potendo essere riforniti dal deposito centrale devastato dai colpi, cessarono di sparare.
In pochi minuti la nave era diventata un relitto fumante, con l’equipaggio decimato, incapace di qualsiasi reazione. In quei tragici momenti il comportamento del personale ancora entusiasmato dalla lotta fu coraggioso. Nelle caldaie prodiere, mentre la nave riceveva colpi su colpi, si continuò a lavorare nel tentativo rimetterle in pressione e nel deposito munizioni di prora il personale rimase al suo posto per rifornire le torri finché l’acqua arrivò alla vita.
Alle ore 08,30 (erano passati solo 6 minuti da quando il Colleoni aveva ricevuto il primo colpo) il Comandante Umberto Novaro dette l’ordine di allagare i depositi e di abbandonare la nave.
In quel momento, da breve distanza, l’Ilex e l’Havock lanciarono dei siluri che colpirono il Colleoni prima poco a proravia della torre prodiera, provocando il distacco e l’affondamento immediato di una trentina di metri di scafo, poi al centro aprendo una grossa via d’acqua che invase la nave che si capovolse e affondò rapidamente sollevando un poco la poppa.
Mentre il Sidney, l’Hero e l’Hasty si allontanavano proseguendo l’inseguimento del Bande Nere, l’Havock, l’Ilex e l’Iperion si portarono subito sul luogo dell’affondamento e, calando delle reti a larghe maglie fuori bordo, iniziarono il recupero dei naufraghi.
Ne salvarono 525 di cui 93 feriti; 8 di loro non sopravvissero e furono sepolti in mare, con gli onori militari, al largo di Alessandria, altri 4 morirono appena giunti in porto e fra essi il Comandante Umberto Novaro che, gravemente ferito era stato sostenuto da un ufficiale fino sotto bordo dell’Ilex.
Al Comandante Novaro, come agli altri Caduti, gli inglesi resero dignitosi onori. Ai funerali svoltisi ad Alessandria presero parte con il lutto al braccio, secondo la loro tradizione, ufficiali e marinai inglesi delle navi che avevano partecipato al combattimento, reggevano i cordoni della bara il C.V. Collins del Sidney e i comandanti delle altre navi inglesi.
Non tutti i naufraghi cercarono salvezza a bordo delle navi inglesi, alcuni, una cinquantina sembra, cercarono di raggiungere la costa non lontanissima, ma solo 7 riuscirono dopo una penosa odissea, nell’intento o furono raccolti da un peschereccio greco.
I CT inglesi avrebbero probabilmente raccolto tutti i naufraghi se non fossero giunti poco dopo alcuni bombardieri italiani, provenienti da Rodi, che lanciarono delle bombe che causarono solo trascurabili danni all’Havock cadendo nelle vicinanze della nave (alcune schegge forarono la fiancata e la caldaia 2 e ferirono un marinaio).
L’azione dei bombardiere ebbe quindi la sola dolorosa conseguenza che i CT inglesi sospesero le operazioni di recupero per cui il numero delle perdite del Colleoni fu superiore. Su 643 uomini di equipaggio morirono in quel giorno 4 ufficiali, 17 sottufficiali e 100 sottocapi e comuni.
Mentre il Colleoni affondava sotto i colpi dei CT inglesi, il Sidney, l’Hero e l’Hasty continuarono il loro duello a cannonate con il Bande nere che intanto, passato al traverso di Capo Kimaros, aveva accostato verso sud dirigendo verso l’isolotto di Pondiconisi e continuava a sparare con le torri poppiere in tiro autonomo.
Alle 08,50 un secondo colpo da 152 cadde sul Bande Nere, fortunatamente senza gravi conseguenze. Nella relazione del G.N. si legge:
“Il proiettile entra fra le ordinate 177-178 facendo un foro ovale di cm 30x22 con rottura del baglio del castello. Proseguendo nella sua corsa il proiettile fora il termotank (apparecchio per fornire acqua fresca potabile N.D.A.) spezza il baglio di coperta sull’ordinata 181 lacerando le lamiere del ponte e provocando un foro di cm. 80x25, fora una condotta d’aria, asporta un rinforzo longitudinale intercostale fra le ordinate 180-182 e scoppia infine sulla paratia fra la zona 1 e la zona 2 rompendo tre montanti della paratia stessa ed asportando una porta. La lacerazione provocata dallo scoppio nella paratia misurava cm. 110x80. Danni da schegge nella zona circostante. Una scheggia esce dal bagnasciuga fra le ordinate 184-185”
Le perdite umane causate da questo secondo colpo a bordo furono di 4 marinai uccisi e 12 feriti. Nello stesso momento il cattivo funzionamento di una valvola costringeva il personale a spegnere una caldaia. La velocità scese rapidamente a 29 nodi, ma, dopo una decina di minuti, anche con solo 5 caldaie il Bande Nere poteva tornare a fare 30 nodi ed alle 09,16, sempre con 5 caldaie, 32 nodi, conferma delle brillanti qualità delle sue anziane e macchine.
La distanza dell’avversario che era scesa al disotto dei 16.000 metri, salì di nuovo a 19.000. Sempre sparando con le torri poppiere, ora che la visibilità era chiara e si poteva telemetrare bene, le salve della nave erano ben centrate. Alle 09,26 gli inglesi cessarono l’inseguimento; il Sidney accostò sulla dritta e si allontanò seguito dai due CT: gli erano rimasti solo 4 colpi per cannone nella torre A e nella torre B.
Il Bande Nere, che era giunto quasi al traverso dell’isola di Gaudo, distandone circa 40 miglia, proseguì verso Tobruk poi, quando il nemico scomparve all’orizzonte, alle 10,15 accostò per Bengasi. Alle 20,00 la nave giunse a Bengasi ormeggiandosi alla estremità del molo interno.
I feriti furono sbarcati subito e ricoverati nella nave ospedale California; il giorno dopo, ormeggiandosi a fianco del California furono trasferite anche le salme degli 8 caduti.
Il fatto che il Bande Nere abbia modificato la rotta dirigendo su Bengasi anziché su Tripoli risultatò una manovra azzeccata, perché il mattino del 20 gli inglesi bombardarono Tobruk utilizzando gli Swordfish imbarcati sulla Eagle con la speranza di trovarvi l’incrociatore danneggiato. La loro incursione comunque causò l’affondamento dei CT Nembo e Ostro che erano alla fonda in rada e del piroscafo Sereno.
21-22 LUGLIO 1940 – TRASFERIMENTO DEL BANDE NERE A TRIPOLI
Il 21 luglio, alle ore 09,15, salutato alla voce dall’equipaggio e dal personale del California, il Bande Nere lasciò Bengasi con la scorta della torpediniera Centauro. Durante la navigazione la Centauro ebbe un’avaria al timone ed il Bande Nere eseguì attorno ad essa varie rotte di protezione nell’attesa che l’avaria fosse riparata. Le due navi giunsero a Tripoli alle 18,52 del 22 iniziando subito il rifornimento.
Il Bande Nere rimase a Tripoli 10 giorni ormeggiato al molo sottoflutto.
Il 25 luglio lasciò l’ormeggio per dirigere alla volta di La Spezia, ma dopo tre ore di navigazione ricevette l’ordine di rientrare a Tripoli.
30 LUGLIO – 1° AGOSTO 1940 – LA IV DIVISIONE SCORTA IL CONVOGLIO T.V.L.
La IV Divisoine con Da Barbiano e Di Giussano prese parte alla complessa manovra per la scorta al convoglio T.V.L. (trasporto veloce lento) che venne organizzata fra il 27 luglio ed il 1° agosto per trasportare in Africa settentrionale truppe e materiali dell’Esercito e dell’Aeronautica.
I tre convogli, nella zona più pericolosa della traversata, fra la Sicilia e la Libia, furono protetti a distanza da un vasto schieramento di forze navali (I, VII, IV Divisione) che ave il compito di stornare eventuali pericoli provenienti dalle forze inglesi di Alessandria; Di Giussano e Da Barbiano, con la scorta dei CT Pigafetta, Zeno e Malocello, che dovevano proteggere il convoglio lento, lasciarono Taranto alle 05,55 del 30 luglio e giunsero a fine missione ad Augusta alle 10,00 del 1° agosto.
31 LUGLIO – 2 AGOSTO 1940 – TRASFERIMENTO DEL “BANDE NERE” A LA SPEZIA
Il Bande Nere lasciò definitivamente Tripoli alle 12,10 del 31 luglio.
Durante la navigazione, alle 20,00, sparò tre salve da 100 contro un aereo da ricognizione nemico che si era avvicinato a 12.000 metri. Per il resto della navigazione non vi furono incidenti e l’unità giunse a La Spezia alle ore 10,15 del 2 agosto.
4 AGOSTO – 5 SETTEMBRE 1940 – IL “BANDE NERE” E’ A LA SPEZIA PER LAVORI
Il Bande nere entrò in Arsenale a La Spezia il mattino de 4 agosto per le necessarie riparazioni. Il 21 agosto uscì dal bacino e i lavori si protrassero fino al 29 agosto quando l’unità uscì dall’Arsenale ormeggiandosi agli scali e proseguendo piccoli lavori che durarono fino al 5 settembre.
5-6 AGOSTO 1940 – LA IV DIVISIONE POSA TORPEDINI NEL CANALE DI SICILIA
La IV Divisione, col Pigafetta e lo Zeno ed una squadriglia di torpediniere di scorta eseguì la posa di uno sbarramento di mine nel Canale di Sicilia, fra Pantelleria e Lampedusa.
Le unità rientrarono in Augusta alle 23,30 del 6 agosto.
7-8 AGOSTO 1940 – LA IV DIVISIONE RIENTRA A TARANTO
Gli incrociatori della IV Divisione partirono da Augusta alle ore 20,45 del 7 agosto ed il giorno successivo, alle ore 11,00, si ormeggiarono alla banchina di Mar Piccolo a Taranto. Le due unità rimasero a Taranto per tutto il resto del mese alternando periodi di ormeggio alla boa in Mar Grande con altri in Arsenale, in Mar Piccolo, per brevi lavori.
25 AGOSTO 1940 – SCIOGLIMENTO DELLA II DIVISIONE
La II Divisione composta ormai del solo Bande Nere ai lavori a La Spezia, venne sciolta, L’Ammiraglio Casardi con il suo Stato Maggiore sbarcò dalla nave che passò a far parte della IV Divisione divenendone nave ammiraglia.
28-29 AGOSTO 1940 – TRASFERIMENTO DA TARANTO DELLE NAVI DELLA IV DIVISIONE
Di Giussano e Diaz uscirono da Taranto il mattino del 28 agosto per eseguire, nel Golfo, esercitazioni di tiro contro bersaglio rimorchiato. La sera dello stesso giorno, alle ore 23,00 lasciarono Taranto diretti a Palermo dove giunsero alle 19,00 del giorno successivo. Anche il Da Barbiano ed il Cadorna, la sera del 28 agosto, lasciarono la base diretti il primo a Pola ed il secondo a La Spezia.
Durante la navigazione notturna il Da Barbiano investì il motoveliero Buona Fortuna che navigava a luci spente; la torpediniera Partenope, di scorta all’incrociatore assieme alla Pleiadi, prese a rimorchio il motoveliero e lo condusse a Brindisi. Nell’incidente il Da Barbiano riportò lievi danni ai lanciasiluri di sinistra. L’unità giunse a Pola all e08,30 del 31 agosto e fu posta nella posizione di “riserva” per lavori sbarcando parte del personale.
29 AGOSTO 1940 – NUOVO COMANDASNTE DELLA IV DIVISIONE
Sul Bande Nere imbarcò il nuovo Comandate della IV Divisione, Ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo con il suo C.S.L., C.F. Franco Basilini che erano sbarcati il giorno precedente a Taranto dal Da Barbiano.
30-31 AGOSTO 1940 – TRASFERIMENTO DEL “DI GIUSSANO” A NAPOLI
Il Di Giussano partì da Palermo alle 23,00 del 30 arrivando a Napoli alle 08,45 del 31.
5-6 SETTEMBRE 1940 – TRASFERIMENTO A PALERMO
Il Di Giussano lasciò Napoli alle 22,35 del 5 settembre e giunse a Palermo alle ore 09,00 del giorno 6.
6 SETTEMBRE 1940 – USCITA DEL “BANDE NERE”
Il Bande Nere uscì da La Spezia per effettuare prove di macchina.
6 SETTEMBRE 1940 – LAVORI SUL “DA BARBIANO”
A Pola, in Arsenale, iniziano i lavori di grande manutenzione del Da Barbiano.
8 SETTEMBRE 1940 – TRASFERIMENTO DEL “DI GIUSSANO” A NAPOLI
Il di Giussano lasciò Palermo alle ore 09,38 dell’8 settembre e giunse a Napoli alle 19,07 dello stesso giorno. Rimase fermo a Napoli fino al 22 del mese impegnato in piccoli lavori di manutenzione. Il 9 settembre il Sottosegretario per la Marina, Ammiraglio Cavagnari, visitò l’unità.
18 SETTEMBRE 1940 – USCITA DEL “BANDE NERE”
Breve uscita del Bande Nere da La Spezia per esercitazioni di tiro.
23 SETTEMBRE 1940 – USCITA DEL “DA BARBIANO”
Breve uscita del Da Barbiano da Pola con a bordo allievi della Scuola cannonieri, per eseguire tiri ridotti.
23-24 SETTEMBRE 1940 – TRASFERIMENTO DEL “DI GIUSSANO”
Il Di Giussano, assieme al Diaz, lasciò Napoli alle 18,30 del 23 settembre e tornò a Palermo dove giunse alle ore 03,30. Rimase a Palermo fino al 27 ottobre impegnato in piccoli lavori di manutenzione.
28 SETTEMBRE 1940 – USCITA DEL “BANDE NERE”
Il Bande Nere effettuò una breve uscita da La Spezia per eseguire alcune serie di tiri.
27-28 SETTEMBRE 1940 – USCITA DEL “DA BARBIANO”
Il Da Barbiano effettuò due brevi uscite da Pola, scortato dalle torpediniere Confienza e San Martino per eseguire esercitazioni di tiro per gli allievi cannonieri delle Scuole di Pola.
16 OTTOBRE 1940 – LA IV DIVISIONE CESSA DI FAR PARTE DELLA II SQUADRA
Le unità della IV Divisione cessarono di far parte della II Squadra passando alle dirette dipendenze di Supermarina.
16-17 OTTOBRE 1940 – IL “BANDE NERE” VA A NAPOLI
Il Bande Nere terminati i lavori, partì da La Spezia alle 12,00 del 16 ottobre e giunse a Napoli alle 09,00 del 17.
19 OTTOBRE 1940 – IL “BANDE NERE” VA A PALERMO
Il bande nere salpò da Napoli alle 07,00 del 19 ottobre e giunse a Palermo alle 17,15 dello stesso giorno.
21-22 OTTOBRE 1940 – USCITE DEL “DA BARBIANO”
Il Da Barbiano eseguì due uscite da Pola per esercitazione degli Allievi cannonieri.
28 OTTOBRE – 4 NOVEMBRE 1940 – TRASFERIMENTO IN ALBANIA DELLA IV DIVISIONE
Il 28 ottobre 1940 ebbe inizio la guerra contro la Grecia. Era stata affrettatamente preparata un’operazione di sbarco a Corfù che fu dovuta abbandonare a causa delle pessime condizioni del mare. In previsione di tale operazione la IV Divisione doveva trasferirsi nelle acque albanesi. Il 28 ottobre alle 15,00 il Bande Nere ed il Di Giussano, col Diaz, lasciarono Palermo dirigendo per lo stretto di Messina dove giunsero attorno alle 21,00.
Proseguendo la navigazione senza avvenimenti di rilievo giunsero il pomeriggio del 29 con tempo pessimo, mare agitato e vento teso, nella rada di Valona. Il Di Giussano, arando sull’ancora, investì con lievi danni il piroscafo Caterina.
Il 1° novembre, alle 18,00, perdurando il tempo pessimo e non potendo mantenere gli ormeggi, Di Giussano e Diaz salparono da Valona riparando nella rada di Ducati. Non poté fare altrettanto il Bande Nere per il manifestarsi di avarie alle caldaie. Il comando della Divisione si trasferì temporaneamente sul Di Giussano. Il 1° novembre, rimandata sine die l’operazione contro Corfù, Da Barbiano e Diaz lasciarono Valona e rientrarono ad Augusta dove giunsero alle 17,00 del 2 novembre.
Il 2 novembre giunse a Valona la Squadriglia Pigafetta con l’Ammiraglio Da Zara che si trasferì sul Bande nere, alzandovi la sua insegna. Il 4 novembre il gruppo: Bande Nere, XV Squadriglia “Pigafetta”, e XII Squadriglia Torpediniere, lasciò Valona alle 08,45 per trasferirsi a Brindisi. Il 7 novembre l’Ammiraglio Da Zara sbarcò in seguito allo scioglimento del gruppo.
12-13 NOVEMBRE 1940 – TRASFERIMENTO DELLA IV DIVISIONE A PALERMO -
Il 12 novembre il Bande Nere lasciò Brindisi e il giorno successivo raggiunse Palermo dove si erano intanto trasferite le altre unità della IV Divisone.
14 NOVEMBRE 1940 – UNITA’ DELLA IV DIVISIONE A PALERMO
Il 14 novembre il Comando di Divisione imbarcò di nuovo sul Bande nere. Le unità della Divisione rimasero a Palermo un mese, sempre pronte a muovere in 6 ore. Sul Di Giussano furono eseguiti piccoli lavori. Durante quel periodo vi furono numerose incursioni aeree nemiche e le navi eseguirono tiri di sbarramento.
14-16 DICEMBRE 1940 – SCORTA AD UN CONVOGLIO
Il Bande nere e il Di Giussano, scortati dai CT Ascari e Granatiere, partirono alle 11,00 del giorno 14 da Palermo per scortare a Tripoli i piroscafi Conte Rosso, Esperia e Marco Polo scortati a loro volta dalla Squadriglia “Vivaldi”. Compiuta la missione, senza entrare a Tripoli, gli incrociatori e la loro scorta invertirono la rotta e rientrarono a Palermo dove giunsero alle 12,45 del 16 dicembre.
8 GENNAIO 1941 - ESERCITAZIONI
Il Bande Nere e il Di Giussano effettuarono una breve uscita da Palermo per svolgere delle serie di tiri ed attacchi simulati da parte di aerosiluranti. Le navi rientrarono alle 15,30.
9-10 GENNAIO 1941 – TRASFERIMENTO A NAPOLI
Il Bande Nere e il Di Giussano lasciarono Palermo alle 20,30 del 9 gennaio dirigendo per Napoli dove giunsero alle 06,00 del giorno successivo. Le due navi iniziarono piccoli lavori che durarono fino al 17 del mese. In quel periodo, durante incursioni aeree nemiche, reagirono con le armi eseguendo tiro di sbarramento.
13 GENNAIO 1941 – IL “DA BARBIANO” ENTRA IN BACINO
Il Da Barbiano lasciò Trieste alle 09,50 e si trasferì a Monfalcone dove venne immesso nel bacino galleggiante dei C.R.D.A. per carenaggio.
13 GENNAIO 1941 – COLLISIONE DEL “BANDE NERE” CON UN PIROSCAFO
A Napoli, a seguito di un improvviso groppo di vento, il piroscafo Lombardia, ormeggiato a fianco del bande nere, si abbatté sull’incrociatore danneggiando il velivolo sulla catapulta.
17 GENNAIO 1941 – CAMBIO DEL COMANDANTE DEL “BANDE NERE”
Il C.V. Carmel sbarcò per malattia; lo sostituì temporaneamente il C.V. Azzi proveniente dal Da Barbiano.
19 GENNAIO 1941 – IL “DA BARBIANO” ESCE DAL BACINO
Il Da Barbiano, terminato il carenaggio, lasciò Monfalcone e, scortato dalla torpediniere San Martino, rientrò a Pola. Durante il trasferimenti eseguì prove di macchina.
5-9 FEBBRAIO 1941 – IL “BANDE NERE” SCORTA UN CONVOGLIO