LE CORAZZATE CLASSE “DUILIO” ALL’ENTRATA IN SERVIZIO

Sul finire del 1910, quando la corazzata Dante Alighieri si trovava già in allestimento e le tre dreadnogths Cavour, Cesare, Leonardo da Vinci sugli scali di costruzione cominciavano a dare un’idea di quelle che sarebbero state le loro linee di carena, il Ministero Marina incaricava il Tenente Generale del Genio Navale Giuseppe Valsecchi, di effettuare uno studio, che partendo dal progetto delle tre unità precedenti, ne migliorasse le qualità senza mutarne le caratteristiche essenziali.

Lo studio in questione era stato commissionato in vista del programma navale che portava a sei il nucleo principale di navi da battaglia della Marina Italiana.

L’ingegner Valsecchi, constatata la bontà del progetto firmato dal defunto generale Masdea, e visto che le caratteristiche principali delle tre unità classe “Cavour” erano pienamente rispondenti alle necessità strategiche della Marina Italiana, si limitò ad apportare al disegno delle suddette navi soltanto quelle modifiche dettate dall’esperienza degli ultimi due o tre anni e dall’esempio fornito dalle similari costruzioni straniere.   Mantenne praticamente invariate dimensioni e forme dello scafo, l’armamento principale, l’apparato motore e le caratteristiche delle sistemazioni accessorie di bordo; modificò invece l’armamento secondario, lo spessore della corazzatura di batteria e delle traverse, le sovrastrutture, la posizione reciproca degli impianti da 305 mm., la posizione e la forma dei fumaioli, etc.

Il progetto venne portato a termine in meno di sei mesi ed integralmente approvato dai competenti organi del Ministero Marina, tanto che in data 2 settembre 1911 gli scafi di due unità del tipo migliorato poterono essere commissionati, rispettivamente all’Arsenale di La Spezia e al Cantiere di Castellammare di Stabia.   Due mesi dopo, con Decreto reale in data 6 novembre 1911, le due corazzate venivano inscritte nei Quadri del Naviglio Militare con i nomi di Duilio e Andrea Doria

L’assemblamento dei materiali per la costruzione dello scafo cominciò immediatamente.   Nelle sale a tracciare, si iniziò a disegnare i garbi per la costruzione delle ordinate e per il taglio delle lamiere; mentre sugli scali si disponevano le taccate per la posa delle strutture della chiglia.

La corazzata Duilio, ordinata al cantiere di Castellammare di Stabia, venne impostata il 24 febbraio 1912, mentre la prima lamiera dell’Andrea Doria veniva posata esattamente un mese dopo.   Ma non essendo i due stabilimenti in condizione di fornire tutti i materiali, i macchinari e le apparecchiature necessari al completamento delle due navi, il Ministero Marina, contemporaneamente al progredire degli scafi sullo scalo, provvide a stipulare contratti con l’industria privata.

Il primo fu firmato il 25 ottobre 1911 con la ditta Carnegie Steel Cy di Pittsburg e riguardava la fornitura delle piastre di corazza per l’Andrea Doria e delle lamiere d’acciaio al vanadio per la protezione dei ponti.

Seguirono nell’ordine:

8 aprile 1912 - Commessa per la fornitura delle artiglierie secondarie da 152 mm. E da 76 mm. Alla ditta Ansaldo-Sneider (nave Doria) e Ansaldo e C. (nave Duilio).

18 maggio 1912 - Ordinazione degli apparati motore per ambedue le navi alla S.A.I. Gio. Ansaldo di Sampierdarena, che avrebbe dovuto provvedere anche al montaggio.

24 maggio 1912 - Contratto con la ditta Armstrong di Pozzuoli per la fornitura e sistemazione a bordo della corazzata Duilio di 13 cannoni da 305 mm.

18 giugno 1912 - Ordinazione alle Acciaierie di Terni di tutte le corazze occorrenti per la nave Duilio e di quelle al cromo-nichel insieme alle piastre per le torri di comando e per la direzione del tiro della nave Doria.

4 settembre 1912 - Commessa alla Vickers Terni di 13 cannoni da 305 mm. Per la corazzata Andrea Doria.

Altri contratti per forniture minori erano stati frattanto stipulato con moltissime ditte specializzate italiane e straniere.

Il varo delle due belle unità avvenne con fastose cerimonie alla presenza dei Reali d’Italia, rispettivamente, per l’Andrea Doria il 30 marzo 1913, per la Duilio il 24 aprile 1913.

Per alcuni mesi gli scafi delle due navi rimasero all’ancora nelle darsene del cantiere di Castellammare di Stabia e dell’Arsenale di La Spezia, mentre a bordo venivano portati a termine i lavori di pertinenza dei due cantieri.

L’allestimento completo venne poi affidato:

Per la Duilio - in base a contratto in data 9 agosto 1913, alla S.A.I. Gio. Ansaldo e C. che lo eseguì nelle sue Officine Allestimento Navi nel porto di Genova.

Per l’Andrea Doria - in base a contratto in data 7 gennaio 1914, alla Società N. Odero e C., che lo eseguì nel suo cantiere di Genova.

Le industrie suddette, per mettere le due corazzate in condizione di prendere servizio, dovevano completare lo scafo; applicare le piastre di corazzatura; sistemare l’impianto elettrico e tutti i congegni per l’esercizio, la manovra e la sicurezza della nave; imbarcare le dotazioni fisse e i pezzi di rispetto.

Per quanto riguarda la corazzata Duilio, i lavoro procedettero speditamente, tanto che la nave poté essere sottoposta alle prove di collaudo con ben tre mesi di anticipo sulla data contrattuale del 30 giugno 1915.

L’allestimento dell’Andrea Doria non fu, invece, altrettanto rapido.   La ditta Odero infatti non poté mantenere la data contrattuale del 30 settembre 1915, a causa del ritardo nella consegna delle artiglierie da 305 mm. e 152 mm., e per l’esecuzione di numerosi lavori extracontrattuali, suggeriti dalle esperienze della guerra in corso e dal servizio di nave ammiraglia per il Comando in Capo dell’Armata, cui la Doria venne destinata.

La loro consegna alla Marina avvenne per la Duilio il 10 maggio 1915 e per la Doria il 13 marzo 1916.

Essendo queste due unità un miglioramento della precedente classe “Cavour” spiegheremo qui appresso le differenze, anche se minime, che vi erano fra queste due classi.

 

DESCRIZIONE DELLO SCAFO

Nella progettazione di queste due navi non furono apportate variazioni al disegna della carena; pertanto nella parte immersa risultarono perfettamente uguali alle precedenti unità classe “Cavour”. Stessa forma della prora e della poppa.   Anche su queste, due timoni semicompensati, uno principale di grande superficie (m2 32) ed uno ausiliario più piccolo (m2 10) manovrati con uguali sistemi e macchinari.

Lo scafo, in acciaio ad elevata resistenza, che, per la qualità impiegata, consentì un generale lieve alleggerimento di tutte le strutture, era provvisto di doppio fondo cellulare e munito di paratie longitudinali di stiva, di copertini stagni inferiori e di cofferdams di murata contro gli scoppi subacquei.

Sulla “Doria” mancava il triplo fondo, caratteristico delle “Cavour”, e questo perché una compartimentazione stagna più suddivisa ed accurata ne aveva reso inutile l’impiego.

I ponti continui da poppa a prora erano tre; cioè, il ponte di protezione, il ponte di batteria e il ponte di coperta.   Rispetto alla coperta delle “Cavour” quella delle “Duilio” era molto più ampia, infatti, in seguito ad una diversa disposizione dell’armamento secondario che vedremo successivamente, non vi era su queste navi la grande tuga corazzata centrale, caratteristica delle precedenti.

Il castello di prora, assai più corto di quello delle “Cavour”, terminava alla traversa corazzata prodiera; a poppavia di questa paratia si estendeva, fino a comprendere il fumaiolo prodiero, una tuga corazzata di dimensioni molto più ridotte.

Questa modifica permise un abbassamento di oltre due metri della torre trinata centrale da 305 mm., con conseguente miglioramento della stabilità trasversale della nave ed una maggiore stabilità di piattaforma durante il tiro dei cannoni.

Per poter ridurre un po’ le dimensioni del ridotto corazzato e per avere depositi munizioni più raccolti e protetti, le torri  binate da 305 mm., sia di prora che di poppa, furono avvicinate alle torri trinate estreme.   Questo spostamento rese possibile la sistemazione delle torrette corazzate di comando prodiera e poppiera ad una maggiore distanza dai fumaioli, consentendo una migliore disposizione delle sovrastrutture e lo spostamento del tripode a proravia del fumaiolo prodiero.

In complesso le due corazzate Andrea Doria e Duilio risultarono esteticamente più eleganti delle precedenti unità.   La linea dello scafo più bassa e slanciata, le sovrastrutture più raccolte, i due grandi fumaioli alti e snelli ed il tripode prodiero spostato davanti al fumaiolo, conferivano a queste navi un aspetto più veloce ed armonico.   L’unico svantaggio, forse, fu una minore disponibilità di spazio all’interno dello scafo, dovuta anche in parte alla diversa disposizione dell’armamento secondario. 

 

CORAZZATURA 

Il tipo di protezione verticale e la disposizione delle piastre di corazza erano praticamente uguali a quelle della classe “Cavour”.   Anche su queste navi si aveva una cintura completa da poppa a prora, che si estendeva dalla intersezione del ponte di protezione con la murata (a circa m. 1,80 sotto il galleggiamento) fino al ponte di batteria.

Lo spessore massimo nella zona centrale era di 250 mm..   Anche su queste unità si aveva una rastrematura delle corazze nelle due zone estreme fuori delle paratie trasversali corazzate, con uno spessore minimo verso poppa di 120 mm. e uno spessore minimo verso prora di 100 mm..

Al disopra della cintura corazzata correva la cintura di corridoio, comprendente una zona centrale fra le traverse corazzate dello spessore di 220 mm. e due zone estreme rastremate fino ad 80 mm..

Un terzo corso di corazze fra ponte di batteria e ponte di coperta andava dalla paratia corazzata trasversale poppiera fino all’estrema prora con una grossezza di 150 mm. fra le traverse, rastremata verso prora fino ad 80 mm..

Anche la protezione orizzontale ricalcava esattamente quella delle unità della classe precedente.   Si aveva infatti un ponte di protezione che si estendeva per tutta la lunghezza della nave, con forma a dorso di testuggine, orizzontale al centro e con superfici inclinate lateralmente verso le murate e verso prora e verso poppa.   Il fasciame di questo ponte era costituito da due strati sovrapposti di lamiere di acciaio ad alta tensione.   Lo spessore massimo nella parte centrale orizzontale era di. 24 mm, mentre nelle parti inclinate laterali raggiungeva i 40 mm..

Anche il ponte di batteria contribuiva alla difesa orizzontale con uno spessore massimo di 30 mm.

Corazze da 150, 13 e 12 mm. circondavano la tuga prodiera ed il ridotto del fumaiolo poppiero sul ponte di coperta.

Meno spesse, rispetto a  quelle delle corazzate “Cavour”, le paratie  trasversali corazzate, di cui una immediatamente a proravia della torre n. 1 e una immediatamente a poppavia della torre n. 5; raggiungevano infatti uno spessore massimo di 150 mm..

I ridotti circolari degli impianti da 305 mm. erano protetti da piastre di corazza da 120 e 130 mm. con gli spalti, nella parte sporgente dalla coperta, di 230 mm.

I cannoni di grosso calibro erano racchiusi in torri dello spessore frontale di 280 mm. e laterale di 240 mm..

Dotata di maggiore corazzatura, la torretta di comando prodiera aveva uno spessore, nella parte cilindrica, di 320 mm., mentre invariata rispetto alle “Cavour” era la protezione della torretta di comando poppiera (160 mm.).

Le corazze della cintura a murata, della tuga e delle traverse erano applicate su cuscino di legno; mentre le piastre degli spalti delle torri binate da 305 mm. erano rinforzate internamente da una robusta struttura di acciaio collegata fortemente al fasciame della coperta a poppa e della tuga a prora.

Il peso totale della corazzatura, compresi cuscini di legno e chiavarde, raggiungeva le 5.254 tonnellate, cioè circa un quarto del dislocamento a nave scarica.

 

APPARATO MOTORE 

Identico nella concezione e nella disposizione a quello delle corazzate classe “Cavour” e della stessa potenza massima complessiva, l’apparato motore delle due unità classe “Doria”, costruito e montato dalla ditta Gio. Ansaldo di Sampierdarena, si componeva di tre gruppi indipendenti di turbine tipo Parsons, disposti in tre compartimenti separati a centro nave, uno centrale e due laterali, nei quali erano contenuti anche i rispettivi macchinari ausiliari.

Ciascun gruppo di turbine era costituito da una turbina di alta pressione e da una di bassa pressione per la marcia avanti; nei gruppi laterali le due turbine di alta e bassa pressione erano sistemate su di un solo asse, nel gruppo centrale invece erano sistemate su due assi.

I gruppi laterali avevano ciascuno una turbina di marcia indietro incorporata nella turbina di bassa pressione, mentre quello centrale era dotato di due turbine di marcia indietro, ossia una per ciascun asse, di cui quella di sinistra con involucro proprio e l’altra incorporata nell’involucro della turbina di bassa pressione.

Le sei turbine di marcia avanti, che agivano sui quattro assi portaeliche, sviluppavano una potenza complessiva di 31.000 HP.   Le quattro turbine della marcia indietro, invece, complessivamente 14.000 HP.   Nelle andature normali il vapore veniva introdotto direttamente ed indipendentemente l’una dall’altra nelle tre turbine di alta pressione, da queste passava e si espandeva nelle corrispondenti turbine di bassa pressione e si scaricava poi nei rispettivi condensatori.

Per le andature a velocità ridotta, si potevano ottenere vari sviluppi di forza tenendo in azione od il solo gruppo centrale od i soli gruppi laterali insieme.   Ma l’andatura più economica si otteneva facendo funzionare i tre gruppi in serie; cioè, il vapore entrava nella turbina di alta pressione laterale destra, da questa passava a quella di alta pressione laterale sinistra, poi nelle turbine alta pressione e bassa pressione centrali, scaricandosi infine nel condensatore centrale.

La produzione di vapore per il funzionamento delle turbine era assicurato da venti caldaie a tubi d’acqua tipo Yarrow, di cui otto con combustione a nafta e dodici con combustione mista (carbone e nafta).

Ciascuna caldaia, dotata di polverizzatori tipo Thornicroft, era collegata al doppio anello delle tubolature principali e sussidiarie di vapore.   Le caldaie stesse, raggruppate a due a due, erano poste in dieci locali separati, di cui cinque a proravia dei locali turbine, due lateralmente al locale turbine centrale e tre a poppavia.

Niente da dire sul funzionamento e sul rendimento dell’apparato motore di queste navi, anche in relazione alla tecnologia dell’epoca in cui furono costruite, ma qualche riserva và invece formulata sulla disposizione dei gruppi di turbine, che in locali contigui finivano per essere troppo vulnerabili in caso di colpi di grosso calibro.   D’altra parte per i progettisti non sarebbe stato facile, con lo spazio a disposizione e l’ingombro causato a centro nave dal basamento e dai depositi munizioni della torre trinata n. 3, trovare una soluzione più soddisfacente senza allungare in modo abnorme e con altri inconvenienti le linee d’asse laterali.

Anche su queste due navi, dotate di combustione mista, si avevano depositi di nafta e depositi di carbone.   Tutti i depositi erano distribuiti sotto il ponte protetto e nel doppio fondo.   In questo, inoltre, si trovavano le casse per l’acqua potabile, per l’acqua di lavanda e per l’acqua di riserva delle caldaie.

Per l’epoca in cui furono costruite imbarcarono quanto di più moderno e perfezionato offrivano sia le industrie nazionali che straniere. 


 

PRINCIPALI CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE NAVI DA BATTAGLIA DUILIO E ANDREA DORIA

 

ANDREA DORIA
Arsenale Militare Marittimo di La Spezia
Impostata: 24.3.1912 - varo: 30.3.1913 - in servizio: 13.3.1916

 

DUILIO

Cantiere di Castellammare di Stabia

Impostata: 24.2.1912 - varo: 24.4.1913 - in servizio: 10.5.19

 

Dislocamento

Andrea Doria : c.n. tonn. 22.968 - p.c. tonn. 24.729
Duilio : c.n. tonn. 22.930 - p.c. tonn. 24.690

Dimensioni

Lunghezza: f.t. m. 176,09 - fra p.p. m. 168,96
Larghezza: f.t. m. 28

Immersione

Andrea Doria : media c.n. m. 9,90 - media p.c. 9,445
Duilio : media c.n. m. 8,91 - media p.c. 9,440
Armamento
13 cannoni da 305/46 mm. - 16 cannoni da 152/45 mm. - 19 cannoni da 76/59 mm. (di cui 6 antiaerei)
3 tubi lanciasiluri subacquei da 450 mm.
Protezione
verticale al galleggiamento: max: al centro 250 mm. - a prora 100 mm. - a poppa 120 mm.
orizzontale - ponte di protezione: max: al centro 12 + 12 mm. - ai lati 20 + 20 mm.
orizzontale - ponte di batteria: max: 30 mm.
torretta comando: max: 280 mm.
torri e ridotti circolari grosso calibro: max: 280 mm.
batterie di medio calibro: max: 150 mm.
Apparato motore
8 caldaie a tubi d’acqua tipo Yarrow a nafta
12 caldaie a tubi d’acqua tipo Yarrow a combustione mista, con polverizzatori Thornicroft
3 gruppi di turbine Parsons su quattro assi
4 eliche tripale
Potenza: circa 32.000 HP - Velocità: normale 21 nodi - massima alle prove 21,5 nodi (questo dato è ufficiale, ma non sicuro)
Combustibile: norm. 520 tonn. carbone; 400 tonn. nafta - p.c. 1476 tonn. carbone; 845 tonn. nafta
Autonomia: 4.800 miglia a 10 nodi - 1.000 miglia a 21,5 nodi
Equipaggio

44 Ufficiali - 850 Sottufficiali e Marinai

Costo approssimativo di ogni unità 

Scafo e apparecchiature : Andrea Doria £.52.560.000 - Duilio £. 44.365.000

Artiglierie:  circa £.37.000.000

 
 

 

ARMAMENTO 

L’armamento principale, sia come calibro che come disposizione, rimase invariato rispetto alle corazzate della classe “Cavour”.

Si componeva di:

- 13 cannoni da 305/46 mm.

ripartiti in cinque torri corazzate disposte sul piano diametrale di simmetria, di cui tre trinate e due binate sopraelevate alle due torri estreme.

Unica variante, che comunque non avrebbe inciso sul volume di fuoco delle due unità, ma che si sarebbe tradotta unicamente in un miglioramento del tiro data la maggiore stabilità di piattaforma, fu l’abbassamento di oltre due metri sul livello del mare della torre trinata centrale.

Le artiglierie principali, in previsione del lungo periodo di tempo che avrebbe richiesto la loro costruzione, erano state ordinate in tempo utile.

La ditta Armstrong di Pozzuoli, incaricata della costruzione e del montaggio dei cannoni da 305 mm. per la corazzata Dulio, riuscì a contenere il ritardo nella consegna in soli pochi mesi.   Anche la ditta Vickers-Terni, costruttrice dei pezzi di grosso calibro per la corazzata Doria, consegnò le tredici bocche da fuoco senza uscire molto dai termini del contratto; ma la stessa ditta era però in enorme ritardo con l’approntamento dei cannoni della corazzata Cavour. Per questo si decise di imbarcare su quest’ultima unità le artiglierie pronte per la Doria, cosicché questa nave subì a sua volta un ritardo di circa quindici mesi nel completamento dell’allestimento.

 * * * *

La descrizione dell’armamento minore antisilurante merita u n esame più approfondito.

Il calibro da 120 mm. adottato per le tre corazzate classe “Cavour” aveva suscitato qualche polemica, sia perché ritenuto insufficiente contro i cacciatorpediniere più moderni, sia perché sulle navi di linea della Marina Austriaca e Francese, in costruzione nello stesso periodo, erano previste bocche da fuoco di calibro maggiore.   L’ingegner Valsecchi, quindi, nella stesura del progetto per la costruzione delle due corazzate Doria e Duilio, modificò sostanzialmente sia il calibro, sia il numero dei pezzi, sia la disposizione dell’armamento secondario, che risultò così composto da:

16 cannoni da 152/45 mm.

Il sacrificio di due pezzi si era reso necessario per contenere nei limiti del dislocamento il peso degli impianti, ma esso veniva ampiamente compensato dalla maggiore gittata dei nuovi cannoni e dal più consistente peso dei proiettili.

Fu inoltre migliorata, rispetto alle “Cavour”, la sistemazione di questi cannoni.   Abolita infatti la grande tuga corazzata centrale, otto di essi vennero montati in casamatte sul ponte di coperta a prora entro la tuga che circondava gli impianti prodieri e disposti in modo che quattro potevano sparare in caccia e quattro al traverso, e gli altri otto entro ridotto corazzato sul ponte di batteria verso poppa e piazzati in maniera da poter sparare, quattro in ritirata e quattro al traverso.

La nuova disposizione, oltre ad abbassare il centro di gravità della nave e quindi aumentarne la riserva di stabilità, aveva il pregio di concentrare meglio e praticamente senza angoli morti il tiro sui settori dell’orizzonte da cui poteva provenire l’eventuale attacco silurante.   Unico neo, forse, l’essere la batteria poppiera, in particolari condizioni, ad un’altezza insufficiente sul livello del mare.

 

L’armamento minore era poi completato da:

19 cannoni da 76/50 mm. A 1909

di cui, tredici per il tiro normale e sei per quello antiaereo.   Questi ultimi erano montati su affusti modificati per consentire un alzo maggiore.

Il progetto in effetti prevedeva cannoni da 76/45 mm. A.S. mod. 1912, ma al momento dell’entrata in servizio dette armi non erano pronte, né l’industria italiana, pressata dalle esigenze di guerra, era in condizione di fornirle entro breve tempo.   Si dovette perciò ripiegare sui cannoni da 76/50 mm. costruiti nel 1909.

Come per le corazzate classe “Cavour”, questi pezzi avevano sistemazioni volanti e potevano essere spostati, montati e smontati, a seconda dei casi.

Le sistemazioni erano trentaquattro, di cui tre sul castello ad estrema prora, otto sul castello ai lati della torre n. 2, otto in coperta verso poppa ai lati della torre n. 5, due a estrema poppa e tredici distribuite sui cieli delle torri di grosso calibro.   Queste ultime servivano particolarmente per iltiro ridotto da esercizio.

Anche su queste due navi si avevano poi artiglierie minori non comprese nell’armamento dell’unità, ma destinate alla compagnia da sbarco, ad armare imbarcazioni etc..

Il munizionamento era conservato in tre depositi principali: uno a prora, uno al centro e uno a poppa, posti alla base delle torri sotto il ponte di protezione.

La dotazione normale di proiettili e cariche, ripartita fra i vari depositi, era la seguente:

n     1.144 colpi per cannoni da 305 mm.;

n     3.440 colpi per cannoni da 152 mm,;

n     5.420 colpi per cannoni da 76 mm (5.625 sul Duilio).

Le torri corazzate da 305 mm. potevano brandeggiare con manovra idraulica ed elettrica, mentre l’elevazione delle munizioni dai depositi, il caricamento e la manovra delle grosse artiglierie dentro le torri erano esclusivamente idraulici.

La manovra dei cannoni da 152 mm. e dei pezzi minori era fatto esclusivamente a braccia.

Durante gli anni successivi al conflitto mondiale e fino al passaggio in disarmo per i grandi lavori di ricostruzione, l’armamento di queste unità non subì che lievissime modifiche per il miglioramento della componente antiaerea.

Fra il 1919 ed il 1924 il numero dei 76 mm. venne notevolmente ridotto, lasciandone in postazione solo alcuni ed in particolare due antiaerei, uno ad estrema prora ed uno sul cielo della torre n. 4.

Dal 1925 in poi l’armamento minore venne così stabilizzato:

13 cannoni da 76/50 mm. A.

sui cieli delle torri di grosso calibro, da impiegarsi per il tiro ridotto da esercizio.

6 cannoni da 76/40 mm. a.a. A 1916-17

disposti in coperta tre per lato, fra il basamento della torre n. 4 e il fumaiolo poppiero.

2 mitragliere Vickers da 40/39 mm a.a.

Le apparecchiature per la direzione del tiro, che su queste due navi risultarono fin dall’inizio  più perfezionate e moderne di quelle della classe “Cavour”, dopo il conflitto vennero potenziate con la sistemazione di centrali di tiro, telemetri ed apparecchi di punteria. 

 

ARMAMENTO SUBACQUEO

Anche le corazzate classe “Duilio” furono inizialmente dotate di armamento subacqueo. Esso si componeva di:

2 tubi lanciasiluri subacquei laterali tipo Elswick 450/1906 E

costruiti dalla ditta Armstrong di Pozzuoli e adatti per siluri da 450 mm. del tipo A 95/450.

1 tubo lanciasiluri subacqueo poppiero tipo De Luca 450/198 D

adatto per siluri da 450 mm. del tipo A 95/450.   La dotazione per ogni tubo era di tre siluri, le cui teste cariche, in tempo di pace, venivano conservate in appositi locali posti a proravia e a poppavia dei depositi munizioni delle torri 1 e 5.

 

RETI PARASILURI E APPARECCHIATURE PER DRAGAGGIO

Dotate anche le corazzate classe “Duilio” come per le “Cavour” le sbarcarono nel corso dell’anno 1916.

Sul finire del primo conflitto mondiale, inoltre, nell’anno 1918, queste due navi, insieme alle due superstiti della Classe “Cavour” e alla Dante Alighieri, furono dotate di apparecchiature per il dragaggio protettivo in corsa. 

 

IMPIANTO E SERVIZI ELETTRICI

L’energia elettrica veniva fornita da tre centrali, due delle quali situate in punti protetti al centro e a prora, la terza nel corridoio a prora.

Ciascuna centrale era composta da due gruppi elettrogeni (turbodinamo) da 150 Kw a 110 Volts e da relativo quadro di manovra.   Esse alimentavano due circuiti principali, e cioè il circuito forza ed il circuito luce.

Il circuito forza, con derivazioni varie, forniva corrente a tutti i macchinari ausiliari, come motori, pompe, verricelli, timoni, argani per salpare, elevatori munizioni, montacarichi, etc..

Il circuito luce, che forniva corrente per l’illuminazione esterna e di tutti i locali posti al disopra del ponte corazzato ed uno protetto per l’illuminazione di tutti i locali posti sotto al ponto corazzato.

Si aveva inoltre un anello a se, derivato dal circuito forza, per l’alimentazione dei proiettori di scoperta, i quali, posti in apposite piazzole sui tripodi, erano stati progettati in numero di diciotto.   Durante l’allestimento, però, ne furono imbarcati soltanto, otto che negli anni successivi al conflitto vennero ulteriormente ridotti a quattro.

Anche su queste due unità la stazione R.T. principale, dotata di trasmettitori della potenza di 3 Kw, si trovava a centro nave sul ponte di corridoio.

 

CONCLUSIONE 

Le due corazzate Andrea Doria e Duilio, erano soltanto una versione migliorata delle tre precedenti unità della classe “Cavour”.   Su queste avevano il pregio di una migliore distribuzione e di una maggiore potenza dell’artiglieria secondaria, ma rispetto alle unità similari in servizio nelle varie marine, presentavano lo stesso difetto principale delle tre unità predette, e cioè una cintura corazzata di insufficiente spessore.

Le due navi, progettate durante la guerra italo turca, impostate dopo qualche tempo e costruite, come tutte le navi di quel periodo, con una certa lentezza, alla loro entrata in servizio già non erano più delle navi all’avanguardia.

Solide, ben costruite, stabili, di linea armoniosa, non avevano in complesso difetti apprezzabili.

Durante la loro non breve carriera, prima dei grandi lavori di trasformazione, non furono sottoposte che a normali cicli di manutenzione.   Non ebbero infatti che piccolissime modifiche, interessanti più che altro alcune apparecchiature o armi antiaeree.   Sul finire della guerra, nel 1918, la Duilio venne dotata di un grosso verricello e delle necessarie attrezzature per la manovra di un pallone frenato, che doveva servire per l’osservazione del tiro e per aumentare le possibilità di scoprire il nemico a maggiore distanza.   Si trattò comunque di un esperimento di breve durata.

Nel 1925, invece, analogamente alle compagne Cesare e Cavour, imbarcarono un idrovolante da ricognizione M.18, che sistemato sul cielo della torre centrale, in apposita sella brandeggiabile per poter orientare il velivolo secondo la direzione del vento, veniva issato a bordo o messo a mare a mezzo dell’albero di carico.

Nel 1926, infine, su ambedue le navi fu installata, a prora sul lato sinistro del castello, una catapulta per il lancio dell’idrovolante.

 

BANDIERE DI COMBATTIMENTO

DUILIO

Donata da un comitato di donne romane, presieduto dal Principe Prospero Colonna sindaco di Roma.

Consegnata in forma privata al comandante dell’unità nel Maggio 1915.

Il cofano per la conservazione della bandiera stessa venne consegnato, invece con cerimonia pubblica in Campidoglio, il 14 aprile 1932.

 

ANDREA DORIA

A questa unità venne passata, in data 14 agosto 1915, la bandiera aed il cofano già appartenuti alla prima corazzata Doria, e conservati presso il Museo storico navale di Venezia. 

 

IL RIMODERNAMENTO DELLE CORAZZATE “DUILIO” E “ANDREA DORIA” 

In tutte le principali Marine del mondo stavano mettendosi in moto gli organismi preposti alla progettazione e alla costruzione delle grandi unità navali.

In Italia, il primo programma decennale di rimodernamento della flotta era completato; i sette grandi incrociatori da 10.000 tonnellate ed i sei classe “Condottieri”, costituivano ormai il nucleo principale delle nostre forze navali.   Man mano che queste navi entravano in squadra, sparivano dai quadri per radiazione o venivano poste in riserva le unità meno efficienti.   Per prima era passata al demolitore la corazzata Dante Alighieri; nel 1928 uscivano dalla squadra navale e passavano in riserva o a compiti di nave scuola, rispetttivamente, le corazzate Conte di Cavour e Giulio Cesare.   Il nucleo di Dreadnoughts, che per circa quindici anni aveva costituito il grosso delle nostre forze navali, si scioglieva; le unità nuove, incrociatori e cacciatorpediniere, man mano che lasciavano i cantieri entravano a far parte della 1^ Squadra Navale, mentre per qualche anno ancora le due Doria e Duilio formarono la 3^ Divisione della 2^ Squadra.

Ebbero più che altro compiti di addestramento e preparazione equipaggi, poi, ormai superate, ma ancora eventualmente utili per compiti particolari, prima il Duilio nell’agosto del 1932, poi il doria nell’agosto 1933, passarono nella Forza Navale di Riserva, la prima a La Spezia, la seconda a Taranto, e ormeggiate a quattro catene iniziarono il lungo periodo di disarmo in attesa che il decreto di radiazione ne autorizzasse la fine sotto il martello del demolitore.

Nella stessa estate del 1933 giungeva intanto a compimento l’elaborazione del progetto di trasformazione delle Cesare e Cavour.   Le due vecchie unità entravano perciò, nell’autunno dello stesso anno, nei cantieri per i grandi lavori di rimodernamento, lavori che a quel momento per le altre due corazzate non erano stati previsti.

Con il 1934 venne inoltre portato a termine il progetto per la costruzione di due unità da 35.000 tonn., che nell’autunno furono impostate con i nomi di Littorio e Vittorio Veneto.

Con questo il programma della Marina Italiana per il rinnovamento del nucleo di navi da battaglia poteva considerarsi concluso; ma nel 1935-36 la situazione politica internazionale nel Mediterraneo subì un deciso deterioramento.   A causa del conflitto italo etiopico e della guerra civile spagnola, gran parte della flotta inglese venne concentrata in questo mare, mentre i rapporti con la vicina Francia e con la stessa Gran Bretagna entravano in una fase delicata.

La politica seguita dall’Italia in quegli anni rendeva necessario un gigantesco sforzo di potenziamento della nostra Marina Militare.   Si decise quindi la costruzione di altre due unità da 35.000 tonn. e fu ripresa in esame la possibilità di rimodernare anche le vecchie corazzate Doria e Duilio.

Mentre queste continuavano a galleggiare inoperose nelle darsene degli Arsenali di La Spezia e di Taranto, il Comitato Progetti Navi presso il Ministero della Marina, sotto la guida del Generale del Genio Navale Francesco Rotundi, riprendeva in esame gli studi, a suo tempo portati a termine, per il rimodernamento di Cesare e Cavour e vi apportava numerose migliorie dettate dall’esperienza diretta e dalle difficoltà incontrate nel corso dei lavori su dette navi.

Per il progetto di rimodernamento di Doria e Duilio ci si poté inoltre giovare degli studi effettuati per la costruzione delle corazzate classe “Vittorio Veneto”. 

 

RIMODERNAMENTO DELLA PARTE STRUTTURALE DELLO SCAFO 

La prima a filare per occhio  le catene dei corpi fu la Duilio che l’1 aprile, a Genova, passò in disponibilità presso i Cantieri Navali del Tirreno, incaricati della trasformazione, mentre per l’Andrea Doria il lavori iniziarono l’8 aprile dello stesso anno presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico.

La ricostruzione durò circa tre anni; ossia qualche mese meno rispetto alla classe “Cavour”.   Questo fu dovuto all’esperienza raggiunta con le unità precedenti e all’incalzare degli avvenimenti.

La ricostruzione anche in questo caso interessò oltre il 60% della costruzione originale.

Gli scafi delle corazzate classe “Duilio” erano praticamente identici a quelli della classe “Cavour”; nelle modifiche interne, quindi, si presentarono gli stessi problemi e le stesse difficoltà già incontrati con le precedenti unità:   Si dovette pertanto fare ricorso agli stessi compromessi.

Per prima cosa venne migliorata la compartimentazione cellulare dei doppi fondi.   Anche su queste navi la protezione antisiluro fu affidata principalmente a due cilindri decompressori tipo Pugliese, che comunque non ebbero modo di dimostrare la loro efficacia.   L’11 novembre 1940, infatti, durante l’incursione aerea inglese sulla base di Taranto, la Duilio venne colpita da un siluro con acciarino magnetico, che scoppiò sotto la chiglia in corrispondenza della torre n. 2.   L’unità non affondò, come la Cavour, soltanto perché essendo ormeggiata in Mar Grande più vicino a terra, poté essere tempestivamente portata ad incagliare in bassi fondali.

Per contribuire ad aumentare la velocità della nave e per ottenere un miglior rendimento del nuovo apparato motore, si dovette aumentare il coefficiente di finezza dello scafo.   Mentre sulle “Cavour” si ottenne mediante la sovrapposizione di una nuova prora alla vecchia che rimase in loco, sulla “Duilio” il dritto di prora originale venne rimosso e sulla struttura, tagliata e modificata, applicata una nuova prora, slanciata, notevolmente svasa e inferiormente foggiata a bulbo per una migliore penetrazione.

La lunghezza delle due navi risultò così aumentata di circa 10 m..

La parte poppiera, invece, tranne l’abolizione delle due linee d’asse più esterne, non venne modificata.   I due timoni e i loro agghiacci rimasero gli stessi.

La protezione, sia verticale che orizzontale, non subì che minimi ritocchi, praticamente in tutto uguali a quelli apportati sulle corazzate Cavour e Cesare.

La differenza maggiore fra le due classi riguardava l’applicazione di una corazzetta scappucciante di 50 mm. di spessore, intorno ai basamenti cilindrici delle torri di grosso calibro, onde aumentarne la protezione.   Sulle “Cavour” era stata sistemata ad una distanza di 50 centimetri dalla protezione vera e propria; sulle “Doria” venne praticamente addossata al vecchio basamento cilindrico.

Ai fini del migliore rendimento della corazzatura in quei punti non si avevano variazioni di rilievo, mentre dal punto di vista estetico Cavour e Cesare si presentavano con le torri poggiate su basamenti più massicci, che all’occhio del profano si traducevano in una sensazione di maggior potenza e sicurezza.

La cintura verticale, al galleggiamento, rimase dello spessore massimo di 250 mm., assolutamente insufficiente per una nave che avrebbe probabilmente dovuto sostenere combattimenti con cannoni da 381 mm.   Dati i limiti del dislocamento non si poteva fare di meglio.

Si cercò  invece di rendere le due unità meno vulnerabili alle bombe di aereo, particolarmente a centro nave in corrispondenza dell’apparato motore, applicando sul ponte di protezione, dello spessore di mm. 24, vari starti di lamiere di acciaio fino a raggiungere gli 80 mm..

A poppavia della torre prodiera sopraelevata fu inoltre costruito un torrione corazzato, di forma troncoconica, con piastre di mm. 260 di spessore, che avrebbe dovuto contenere gli organi di comando della nave e tutte le strumentazioni principali per la condotta del tiro.   Le aggiunte di lamiere di corazza a cui abbiamo accennato, causarono da sole un incremento del dislocamento di circa 800-900 tonn., che sommate ai nuovi pesi imbarcati a causa del cambio di armamento e di apparato motore, portarono il dislocamento a nave completamente scarica da 20.951, 40 tonn. a 24.258.363 tonn..

 

APPARATO MOTORE 

Gli stessi concetti che avevano portato alla sostituzione totale del vecchio apparato motore sulle corazzate Cavour e Cesare, la stessa forma di carena, lo stesso dislocamento, le stesse previsioni d’impiego, fecero si che il progetto di rimodernamento si ripetesse identico per le corazzate Doria e Duilio.

Anche queste navi vennero abolite due eliche con rispettive linee d’asse.

L’ottima disposizione delle caldaie e delle turbine nei locali a centro nave fu la medesima; variava soltanto, rispetto alle “Cavour”, la posizione dei fumaioli, che su Doria e Duilio infatti vennero avvicinati fra loro e posti leggermente più a poppavia, in modo che l’aria calda ed i fumi disturbassero il meno possibile le torrette telemetriche e gli apparecchi di direzione del tiro posti sul torrione.

La produzione del vapore era assicurata da otto caldaie Yarrow subverticali, a nafta, a tubi d’acqua con surriscaldatori, disposte quattro a sinistra e quattro a dritta.

Vi erano poi due gruppi indipendenti di turbine Belluzzo, composti ciascuno da una turbina di alta pressione, da due di bassa pressione con incorporata la marcia indietro e da un riduttore, e disposti uno in un locale a poppavia delle caldaie di sinistra e l’altro in un locale a proravia delle caldaie di dritta.

Il vapore surriscaldato, alla pressione di 22 Kg/cm2, alimentate le turbine, si scaricava nei due condensatori principali di ogni gruppo (ve ne era uno terzo ausiliario) e finiva, sotto forma di acqua ad alta temperatura, nei quattro pozzi caldi della nave.

Gli apparati motore, sia dei tipi “Cavour” che dei tipi “Doria” si rivelarono ottimi sotto tutti i punti di vista; non si verificarono mai avarie di grave entità e ressero sempre bene anche agli sforzi prolungati di navigazione a tutta forza.

Benché la potenza totale di progetto fosse uguale per tutte e quattro le unità (75.000 HP asse) nelle prove a tutta forza le “Cavour” ottennero un maggior rendimento (circa 28 nodi con 93.000 HP) rispetto alle due “Doria” che non riuscirono a superare i 27 nodi con una potenza massima di 86.500/87.000 HP asse.

In complesso però, nelle navigazioni di guerra, le quattro unità si equivalevano.
 

PRINCIPALI CARATTERISTICHE TECNICHE DELLE NAVI DA BATTAGLIA DUILIO E ANDREA DORIA DOPO IL RIMODERNAMENTO 

ANDREA DORIA

Rimodernata presso i Cantieri navali dell’Adriatico - Trieste

Inizio lavori 8.4.1937 - rientrata in servizio 20.10.40 - radiata 15.9.1956

 

DUILIO

Rimodernata presso i Cantieri Navali del Tirreno - Genova

Inizio lavori 1.4.1937 - rientrata in servizio 15.7.40 - radiata 15.9.1956

 

Dislocamento

Andrea Doria : c.n. tonn. 28.700 - p.c. tonn. 28.882,4

Duilio : 29.391

Dimensioni

Lunghezza: f.t. m. 186,9 - fra p.p. m. 168,96

Larghezza: f.t. m. 28

Immersione

Andrea Doria : media a p.c. m. 10,362

Duilio : media p.c. 10,400

Armamento

10 cannoni da 320/43,8 mm. - 12 cannoni da 135/45 mm. - 10 cannoni da 90/50 mm. a.a. 

– 15 mitragliere da 37/54 mm. a.a. – 16 mitragliere da 20/65 a.a.

Protezione

verticale al galleggiamento: max: orizzontale a centro nave 250 mm. – 80 mm + 30 mm.

torri grosso calibro: 280 mm.

basamenti torri grosso calibro: 120 mm.

torri medio calibro: max: 120 mm.

torrione: massima 260 mm.

apparato motore

8 caldaie a tubi d’acqua tipo Yarrow subverticali con surriscaldatori

2 gruppi di turbine Belluzzo, con riduttori

2 eliche tripale

 

Potenza: circa 75.000 HP nella normale andatura a tutta forza – circa 87.000 HP ottenuta alle prove.

Velocità: massima in mare 26 nodi – ottenuta alle prove 27 nodi.

Autonomia: 4.250 miglia a 13 nodi  (4.680 Duilio) – 3.390 miglia a 20 nodi (2.780 Duilio) – circa 1.700 miglia a 24 nodi

Combustibile: 2.552 tonn. di nafta (Doria) 2.548 tonn. di nafta (Duilio)

Equipaggio

36 Ufficiali

circa 1400 Sottufficiali e Marinai

 

 

Tabella riassuntiva dei dati principali dell’apparato motore

Peso complessivo : 1.400 tonn. inclusi i due assi portaelica e le due eliche monoblocco tripale

Potenza : 75.000 HP nella normale andatura

Potenza max: 87.000 HP ottenuta nella prove a tutta forza

Velocità : 26 nodi massima in mare – 27 nodi massima nelle prove a tutta forza – 13 nodi velocità economica

Nafta per caldaie : 2.552 tonn. (Doria) – 2.548 tonn (Duilio)

Acqua di riserva per caldaie : 404 tonn.

 

SERVIZI ELETTRICI, DI COMUNICAZIONE E DI SCOPERTA 

Durante i lavori di ricostruzione delle due navi, la sostituzione dell’impianto elettrico fu praticamente totale. Vennero imbarcate apparecchiature più sofisticate, centrali di tiro, girobussole, scandagli ultrasonori, etc., che portarono ad un maggiore assorbimento di energia elettrica a corrente continua.

Questa, a 110 Volts, veniva fornita da tre centrali protette, disposte: una a centro nave di fianco al locale macchine di prora e dotata di due turbodinamo, e due, a prora e a poppa, dotate di gruppi dieseldinamo.

Queste ultime due centrali, svincolate dalla rete di distribuzione del vapore, assicuravano l’erogazione di corrente elettrica ai servizi forza, luce, e utenti vari, in qualsiasi condizione. Esistevano inoltre impianti luce di riserva alimentati da batterie di accumulatori.

L’organizzazione del servizio comunicazioni ricalcava quello delle corazzate classe “Cavour”, però con una maggiore dotazione di apparecchiature. Si componeva di:

-            una stazione R.T. trasmittente principale, dotata di trasmettitori tipo T.N.m. 1000/1931 e T.N.c. m. 1000 e 2000, collocata all’interno del torrione corazzato.

-            Una stazione ricevente protetta principale, sul copertino superiore, alla base del torrione e dotata di sette ricevitori R.T..

-            Una stazione ricevente secondaria sprotetta, nel secondo corridoio immediatamente a poppavia del locale macchine di poppa, dotata di cinque ricevitori R.T.. Nello stesso locale era piazzato anche un pannello trasmittente di riserva, tipo T.N.S. 1000.

-            Per le comunicazioni a brevi distanze, fra navi della stessa formazione, si avevano inoltre cinque apparati radiosegnalatori, situati: tre in apposito locale a poppa e due in plancia ammiraglio.

I proiettori di scoperta , dopo i lavori di riammodernamento, furono sostituiti da quattro proiettori tipo Galileo da 120 cm, dei quali due furono sistemati a dritta e a sinistra sulla controplancia e potevano, in posizione di riposo, scorrendo su ferroguide, essere riposti in apposito spazio ricavato nel torrione sopra la plancia ammiraglio. Gli altri due furono invece piazzati a poppa sulla sovrastruttura costruita intorno all’albero di carico, e vi potevano scomparire all’interno mediante un sistema ad ascensore. 

 

RADAR 

Per tutta la durata del secondo conflitto mondiale, né Duilio né Doria vennero mai dotate di radar. Nell’aprile 1943, per la verità, erano stati portati a termine dalla Direzione delle Costruzioni navali e meccaniche presso l’Arsenale di La Spezia, gli studi relativi alla sistemazione sulle due navi di un radiotelemetro, o “Dete” tedesco o “Gufo” italiano, ma il sopraggiungere dell’armistizio, non consentì l’inizio dei necessari lavori di modifica al torrione delle due unità.

Nel dopoguerra, essendo state le uniche due corazzate concesse all’Italia dal trattata di pace, mentre la Doria, nel 1947, passava ai grandi lavori a Taranto per essere messa in condizione di prolungare di qualche anno l’attività operativa, la Duilio alzava la bandiera del Comando Squadra e restava in armamento fino al novembre 1949. Non fu sottoposta ad importanti lavori, ma nel 1947, nel corso di un normale ciclo di manutenzione, ricevette due apparecchiature radar di scoperta antiaerea. Si trattava di due apparecchi residuati di guerra di costruzione inglese, tipo “L.W.S.”, costituiti da una cabina di ascolto (inizialmente usata su autocarri) sormontata da una voluminosa antenna a forma di doppia piramide unita per i vertici. Le due apparecchiature furono fissate sulle plance vedette contraeree, immediatamente a poppavia delle torrette telemetriche antiaeree ai lati del torrione. E’ evidente che si trattava di sistemazioni provvisorie e di nessuna pratica utilità, salvo l’allenamento degli operatori.

La Doria, fu sottoposta ad un ciclo più importante, e che poté disporre di ottime apparecchiature sbarcate dalle corazzate Italia e Vittorio Veneto in demolizione, per quanto riguarda la ricerca aerea e di superficie ebbe sistemazioni radar meno rudimentali. Fu innanzitutto dotata di una Centrale Operativa di Combattimento, situata alla base del torrione, per la elaborazione dei dati provenienti dalle apparecchiature radar e che consentiva una costante valutazione della situazione sia nell’aspetto generale operativo che in quello specifico della pericolosità della minaccia aerea e navale.

I radar furono tre:

-            Apparati N.S.A. 1 di scoperta antiaerea, ottenuto modificando un’apparecchiatura inglese L.W.S., e con l’antenna piazzato sull’apposito locale ricavato dalla trasformazione della coffa vedetta dell’albero di prora, ad un’altezza di m. 40,6 sulla linea di sottochiglia.

-            Apparati N.S.A. 1, con antenna piazzata sul tetto dell’apposito locale costruito sulla base della torretta telemetrica, che venne appunto sbarcata, in coffa proiettori dell’albero di poppa.

-            1 Apparato N.S.M. 1, navale, con antenna in testa d’albero, ad un’altezza sulla linea di sottochiglia di m. 52. 

 

ARTIGLIERIE 

Anche su Doria e Duilio, causo la sostituzione dell’apparato motore e la sua diversa disposizione, e causa le modifiche strutturali dello scafo, si era dovuto abolire la torre trinata centrale di grosso calibro. Gli altri dieci pezzi da 305 mm. subirono gli stessi lavori di modifica e furono portati al calibro di 320 mm.. L’armamento principale risultò quindi il seguente:

10 cannoni da 320/43,8 mm

ripartiti in quattro torri corazzate girevoli, di cui, una trinata ed una binata sopraelevata rispetto alla prima a prora sul castello, ed una trinata ed una binata sopraelevata in coperta a poppa.

Per quanto riguarda l’armamento minore antisilurante ed antiaereo, il discorso è più complesso. Il rimodernamento delle “Cavour”, intrapreso nel 1933, risentiva ancora dei vecchi concetti d’impiego delle corazzate, che portarono ad una componente antiaerea assolutamente insufficiente.

Per di più non si disponeva come arma principale che degli ormai superati cannoni O.T.O. da 10/47 mm., montati su affusto a ginocchiello variabile. Altri pezzi erano allo studio, ma si trovavano ancora nella fase sperimentale. Fu soltanto la guerra civile spagnola, in pieno svolgiemento quando venne decisa la ricostruzione delle “Doria”, che aprì nuovi orizzonti alle possibilità dell’arma aerea e che spinse tutte le Marine del mondo a studiare un tipo di armamento appropriato per la difesa antiaerea delle navi.

Fu per una fortunata coincidenza che si arrivò alla ricostruzione delle due “Duilio”, proprio quando la progettazione delle “Littorio” era ormai giunta alla fuse esecutiva.

Essa influì infatti notevolmente sulla variazione di armamento delle due navi, in particolare su quello antisilurante ed antiaereo.

La ditta Ansaldo, che aveva progettato e costruito il cannone antiaereo da 90 mm. per le “Littorio”, fu in grado di fornire in tempo utile il numero di armi sufficienti anche per queste due unità.

Pertanto l’armamento minore risultò così costituito:

12 cannoni da 135/45 mm O.T.O. 1937

ben raggruppati a sei a sei in due torrette trinate per parte, di cui una sopraelevata, poste ai lati del torrione.

La disposizione consentiva un notevole volume di fuoco, sia antinave che come tiro di sbarramento antiaereo.

10 cannoni da 90 mm Ansaldo 1939

sistemati in torrette singole stabilizzate, in modo da ridurre gli effetti dei movimenti di oscillazione della nave. Cinque torrette si trovavano a sinistra e cinque a dritta, a centro nave ai lati della tuga centrale. Il tiro di questi cannoni, sicuramente fra i migliori prodotti dall’industria italiana, costituiva, insieme alla massa di fuoco delle mitragliere e al tiro di sbarramento dei 135 mm., un grosso ostacolo per gli aerei dell’epoca.

Con il loro angolo di elevazione di 75°, fornivano una copertura alla nave anche contro aerei sorvolanti la formazione ad alta quota.

Questo compatto schermo antiaereo era completato da:

3 mitragliere da 37/54 mm. a.a. Breda 1932

in impianti singoli, posti in coperta ad estrema prora sul piano diametrale di simmetria e montati su affusti a scomparsa.

12 mitragliere da 37/54 mm. a.a. Breda

in sei impianti binati, quattro a centro nave in apposite piazzole sulla tuga ai lati dei fumaioli e due sulla tuga in coperta, uno a dritta e uno a sinistra, leggermente a poppavia dell’albero di carico.

16 mitragliere da 20/65 mm. a.a.

in otto impianti binati, di cui: due sul cielo della torre n. 2, due sul cielo della torre n. 3 e quattro sulla tuga in coperta a poppa, di cui due a sinistra e due a dritta sulla stessa piattaforma degli impianti da 37 mm..

 

Con l’armamento descritto, le due navi iniziarono la loro carriera di guerra. Era stato ben studiato, perfettamente all’altezza dei tempi e non subì, quindi, negli anni successivi che due piccolissime varianti.

La prima modifica, che ne aumentò di poco la potenza, fu effettuata nella primavera del 1942:

-                      i due impianti binati di poppa da 20/65 mm. a.a. furono spostati sul cielo della torre n. 2 ( sulla Duilio poggiarono sulle orecchie del telemetro, sulla Doria invece vennero piazzati su due piattaforme quasi sul davanti della torre stessa) e al loro posto furono imbarcati altri due impianti binati da 37/54 mm. a.a..

In conclusione, negli ultimi anni di guerra si ebbero:

16 mitragliere da 37/54 mm. a.a. in impianti binati

16 mitragliere da 20/65 mm. a.a. in impianti binati

 

Nel dopoguerra, quando le due unità rimasero in servizio per compiti di rappresentanza ed addestramento, fu operata una piccola riduzione nel numero delle armi per la difesa antiaerea ravvicinata; vennero infatti sbarcate le tre mitragliere da 37 mm. singole di prora e i due impianti binati da 20 mm. della tuga di poppa. 

 

MUNIZIONAMENTO E SISTEMI DI CARICAMENTO DEI CANNONI 

Essendo l’armamento principale di grosso calibro identico a quello delle corazzate classe “Cavour”, anche l’organizzazione dei depositi munizioni e del caricamento dei pezzi era molto simile.

Le munizioni e le cariche dei 320 mm. venivano conservate in quattro depositi, posti sotto il ponte corazzato alle basi delle torri e divisi in due locali sovrapposti: quello inferiore per i proietti, quello superiore per le cariche.

Il gambo di ogni torre affondava fin sotto il piano del rispettivo deposito, attingendovi direttamente le munizioni. Proiettili e cariche, tramite scivoli e carrelli passavano agli elevatori, che li trasportavano dietro la culatta dei pezzi.

Il munizionamento dei pezzi di medio e piccolo calibro era invece così suddiviso:

quello da 135 mm. in apposito locale a poppavia dei depositi munizioni della torre n. 2, quello da 90 mm. in altro locale immediatamente a proravia del deposito munizioni della torre n. 3.

Mentre gli impianti principali si rifornivano dai depositi mediante sistemazioni facenti parte della torre, proiettili e cariche da 135 mm. e da 90 mm. salivano da depositi a mezzo di norie, con sbocco sul ponte di coperta sotto castello; da lì venivano avviati a mano alle riservette situate nelle basi di ciascuna torretta. 

Il munizionamento delle mitragliere, conservato in cofani, era suddiviso fra i due depositi di medio e piccolo calibro a prora e a poppa.

Ogni impianto era inoltre dotato di riservette.

In totale, la dotazione normale di colpi per tutti i calibri, ripartiti fra i vari depositi, era la seguente:

-            320/43,8 mm.           :           440 palle (proietti perforanti)

-             210 granate dirompenti

-              2.600 elementi di carica

 

-            135/45 mm.           :           572 proietti perforanti

-             873 granate dirompenti navali

-             238 granate dirompenti contraeree

 

-            90/50 mm.           :  4.000 granate dirompenti

-            190 proietti illuminanti

 

-            mitragliere da 37/54 mm. : 1.800 colpi per canna (in totale 27.000 fra traccianti ed esplodenti, di cui circa un terzo ripartiti fra le riservette)

 

-            mitragliere da 20/65 mm. : 2.400 colpi per canna (in totale 38.400 di cui gra nparte nelle riservette)

 

 SISTEMAZIONI PER LA DIREZIONE DEL TIRO 

Ad un armamento potenziato e più moderno corrispose un’organizzazione del tiro più complessa. Anche in questo campo ci si giovò degli studi effettuati per le corazzate “Littorio” e dell’esperienza acquisita con le corazzate classe “Cavour”.

Rispetto a queste ultime, di cui venne ricalcato lo schema generale, sulle “Doria” si aumentò lo spazio a disposizione degli operatori e delle apparecchiature.

La più vistosa modifica riguardò infatti il torrione corazzato, nel quale erano accentrati tutti i servizi di comando, d’ordine, di comunicazione e di governo della nave.

Sulla sommità di esso poggiava la grande torretta girevole contenente l’inclinometro e due telemetri da m. 7,20 di base (uno steroscopico ed uno a coincidenza) per la misura delle distanze.

Mentre sulle “Cavour” questa torretta conteneva anche la stazione di direzione del tiro del 1° D.T., sulle “Doria” era attraversata dal basamento cilindrico intorno al quale ruotava, e sul quale poggiava una torretta cilindrica fissa, non corazzata, a due piani, contenente nel piano più basso una stazione per quattro vedette binoculari navali, in grado di operare al riparo in qualsiasi condizione di tempo e di mare, e nel piano superiore la stazione principale di direzione del tiro.

Dalla sommità di questa torretta fuoriusciva la testa con i prismi dell’A.P.G. (apparecchi di punteria generale) a mezzo del quale era possibile seguire il bersagli e mediante il pulsante di sparo fare partire contemporaneamente le salve di grosso calibro.

La stazione di direzione del tiro era collegata con la centrale di tiro principale, tipo O.L.A.P., posta alla base del torrione sotto il ponte di protezione. 

In caso di avaria alle installazioni principali si poteva passare alla direzione del tiro secondaria, diretta dal 2° D.T., che trovava posto in una torretta cilindrica corazzata dotata di A.P.G., posta sul cielo della torre 2.

Una lieve differenza, che rendeva le due navi facilmente riconoscibili a distanza, riguardava appunto la sistemazione di questa torretta. Sulla Duilio si trovava a poppavia del centro della torre 2, sulla Doria più in avanti, esattamente sulla verticale del centro di rotazione della torre stessa, con gli innegabili vantaggi che questo comportava per la punteria.

Nella parte posteriore della torre 2, poi, trovava posto una centrale di tiro ridotta, tipo Galilei, e un grande telemetro di m. 9 di base. Analoga sistemazione interna si aveva anche nella torre 3, per cui il tiro dei grossi calibri poteva essere diretto anche per sezioni di due torri ciascuna.

Sulla torre n. 3 mancava l’A.P.G., che veniva in ogni caso sostituito dai sistemi di punteria della torre stessa. 

La direzione del tiro antisilurante dei complessi da 135 mm. veniva invece effettuata, a secondo del lato da cui proveniva il nemico, da una delle due torrette telemetriche sistemate a dritta e a sinistra, simmetricamente rispetto ai fumaioli, nella parte centrale della nave.

Le due torrette contenevano ognuna uno stereotelemetro da m. 5 di base, l’A.P.G., l’inclinometro e tutti gli altri strumenti indispensabili per la punteria. Per l’elaborazione dei dati del tiro, le due torrette erano collegate con due centrali di tiro poste ai lati della centrale di tiro principale nel 2° corridoio. 

Le due torri trinate sopraelevate da 135 mm. erano inoltre predisposte per funzionare isolatamente anche da stazioni di direzione del tiro, essendo dotate nella parte posteriore di un telemetro da m. 6 di base, di una centrale ridotta del tipo R.M. 2 Galileo e dalle altre apparecchiature necessarie alla punteria. 

Non meno importante di quelle descritte era l’organizzazione per la direzione del tiro contraereo effettuato dalle torrette da 90 mm.. Queste sparavano contro bersagli veloci e molto mobili; avevano una notevole celerità di tiro e richiedevano quindi una elaborazione rapidissima dei dati per la punteria.

La stabilizzazione delle torrette consentiva una semplificazione nel calcolo delle variazioni da introdurre a causa del rollio e del beccheggio. Per le ragioni su esposte, quindi, anche le due torrette telemetriche antiaeree furono stabilizzate.

Contenevano ognuna uno stereotelemetro da m. 3 di base ed erano sistemate simmetricamente a dritta e a sinistra, leggermente a poppavia del torrione. Poggiavano sul cielo di due grosse costruzioni rotondeggianti, racchiudenti ognuna una centrale a.a. ridotta, altre apparecchiature, e un apparecchio di punteria generale a.a..

Lateralmente e più a poppavia di ognuno di questi locali, si aveva una piattaforma con cinque posti di vedetta per la scoperta degli aerei nemici.

Il tiro notturno era previsto soltanto per i piccoli calibri, ai due lati della grande piattaforma posta sotto la plancia comando, si avevano, allo scoperto, due colonnine di puntamento dotate di un piccolo stereotelemetro da m. 1,50.

Le mitragliere, infine, pur effettuando punteria diretta, erano asservite a due colonnine pe ril calcolo dei dati di tiro sommari, poste su due piattaforme, una a dritta ed una a sinistra, fissate ai supporti delle torrette telemetriche del calibro da 135 mm.

Sulla sommità del fuso maggiore dell’albero, poi, dietro al torrione, al momento del rientro in servizio, le due unità presentavano una grossa coffa, collegata agli impianti a mezzo telefono, per le vedette ed il direttore del tiro delle mitragliere.

Sulla duilio detta coffa venne sbarcata quasi subito, mentre sulla Doria rimase in opera per tutti gli anni che seguirono. Fu appunto questa coffa che nel dopoguerra servì da supporto all’antenna del radar N.S.A. 1.

A poppa sulla coffa proiettori dell’albero di carico era piazzata una torretta telemetrica di riserva, dotata di stereotelemetro da m. 3 di base. Questa torretta venne sbarcata nel dopoguerra e sostituita, sulla Doria, da un radar tipo N.S.A. 1. 

 

ARMAMENTO SUBACQUEO E SISTEMAZIONI PER IL DRAGAGGIO 

Durante la stesura del progetto di ricostruzione di Doria e Duilio, venne decisa l’abolizione dei tubi lanciasiluri, che vennero infatti sbarcati nel corso dei lavori.

In base agli inconvenienti registrati sulla corazzata Cavour, non fu neanche presa in considerazione la possibilità di imbarcare idrovolanti da ricognizione. Quello che si guadagnò in peso e spazio, andò a vantaggio della migliore distribuzione dell’armamento minore. 

Doria e Duilio furono invece identiche alle precedenti nelle sistemazioni per il dragaggio autoprotettivo in corsa. Anche su queste due unità si ebbero quattro paramine tipo C, rizzati normalmente in coperta davanti al basamento della torre 2, e rimorchiabili ad una profondità di circa 11 m., mediante catene fissate sotto il bulbo di prora. 

 

PITTURAZIONE NORMALE E MIMETICA 

Seguendo le variazioni delle norme in uso nella Marina Militare Italiana, le corazzate Doria e Duilio cambiarono pitturazione varie volte nel corso della loro carriera:

-            grigio chiaro negli anni della prima guerra mondiale e dell’immediato primo dopo guerra;

-            grigio ferro fino al 1929;

-            grigio chiaro dal 1930 e successivamente al loro rimodernamento, fino all’autunno 1941. 

Nell’estate del 1941 infatti, vennero portati a compimento i primi esperimenti per una pitturazione mimetica atta a disturbare il riconoscimento delle navi ed il telemetraggio da parte del nemico.

La Duilio venne mimetizzata per prima secondo un disegno a due colori sperimentali, già adottato dalla Littorio e dall’incrociatore duca d’Aosta, a doppia spina di pesce con le estremità prodiera e poppiera di colore chiaro.

Per la Doria, invece, venne adottato, nell’autunno dello stesso anno, un disegno a forti contrasti di colore, analogo a quello usato per le corazzate Cesare e Cavour e suggerito dal pittore Claudius.

Trattandosi, per ambedue le navi, di disegni mimetici sperimentali, con l’entrata in vigore delle norme generali da seguire nella mimetizzazione delle navi militari, questi vennero sostituiti, a partire dalla tarda primavera del 1942, con schemi a due colori: grigio chiaro e grigio scuro.

La colorazione bianca della prora e della poppa, fu abolita nell’estate del 1942.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, al rientro delle due navi da Malta, si provvide a ripitturarle secondo le norme in uso nelle Marine alleate. Lo scafo diventò grigio scuro, mentre le sovrastrutture erano verniciate di un elegante grigio celestino.

Non fu questo l’ultimo tipo di pitturazione; nel 1950, infatti, Doria e Duilio, insieme a tutte le altre unità della Marina Militare, tornarono alla colorazione grigio chiara del periodo prebellico, conservandola fino alla radiazione.

 

CONCLUSIONE 

Per formulare uni giudizio conclusivo sulla ricostruzione e sui pregi e difetti di queste due navi negli anni di servizio che seguirono, basterebbero poche parole. Ma prima di esprimerlo è bene confrontare in una brevissima sintesi le due “Doria” ricostruite con le due “Cavour”.

Dal punto di vista estetico, ma questo è forse un giudizio soggettivo, erano forse più belle le due precedenti. Sulle “Doria” la prora aveva maggiore slancio e la linea dello scafo nella parte anteriore presentava un più marcato cavallino.

Il torrione corazzato, troppo alto, i due fumaioli spostati verso poppa, la stessa voluminosa costruzione attorno all’albero poppiero, rompevano l’armonia della linea e rendevano le due navi più tozze rispetto alle “Cavour”. Erano comunque di aspetto più aggressivo.

Si equivalevano nella corazzatura, nella protezione subacquea e nell’apparato motore.

Superavano nettamente le due precedenti per quanto riguardava sistemi di comunicazione, servizi elettrici, direzione del tiro, etc..

Potenziate nell’armamento, presentavano una disposizione delle artiglierie, sia principali che secondarie, più concentrata e compatta. Con l’aumento di gittata dei pezzi da 320 mm. e con l’adozione di armi antiaeree più moderne, risultarono indubbiamente di caratteristiche offensive e di difesa attiva più spiccate; ma anche per loro esisteva un limite oltre il quale non si poteva andare. Il dislocamento e le caratteristiche di partenza erano tali che a ricostruzione effettuata presentarono le stesse insufficienze delle corazzate classe “Cavour”. Erano infatti nettamente inferiori come calibro principale, corazzatura e protezione subacquea, alle navi di linea nemiche contrapposte nel Mediterraneo.

A causa di queste insufficienze e per la pratica impossibilità di operare efficacemente insieme alle modernissime “Littorio”, queste due unità nel corso del conflitto dovettero essere impiegate soprattutto in operazioni di protezione al traffico e come componente essenziale, per il nutrito fuoco di sbarramento che potevano fornire, della difesa antiaerea dei convogli. 

 

MOTTI DELLE DUE UNITÀ 

ANDREA DORIA 

Altius Tendam (miro sempre più in alto)

 

DUILIO

Nomen Numeno (il nome significa potenza)

 

 

CARATTERISTICHE DELLE PRINCIPALI ARTIGLIERIE IMBARCATE SULLE CORAZZATE CLASSE “DUILIO” ALL’ENTRATA IN SERVIZIO

 

 

 

 

Peso