n. di repertorio SIAE 0001863

“I ragazzi di New Porc”

 

Nella metropoli di New Porc, all’angolo della strada Walmensity, in una sera di un giorno qualunque, con le nuvole basse che da lì a poco avrebbero scaricato una pioggia acida, diversa da quella precedente e un freddo cane, dei ragazzi senza storia, intorno ad un vecchio fusto di metallo della texaco con dentro acceso un fuoco per riscaldarsi, stavano cercando di pensarne una per poter ragionare su un eventuale futuro.

C’era John che poteva vantare la storia del padre operaio raccoglitore di monnezza nella monopolizzata monnezza MacCerron, da dieci anni ormai assorbito da quest’ultima dopo che MacCerron era riuscito a raggiungere l’obiettivo di detenere il monopolio, per l’appunto, della monnezza di New Porc.

Perciò lui John, sapeva come si trattava la monnezza, che la carta con la carta, i metalli con i metalli, la plastica con la plastica, che le batterie per autovetture erano pericolosissime come le batterie per i game boy, il riciclaggio era per John la cosa migliore da fare, perciò lui, nel suo piccolo piccolo, nell’alimentare il fuoco nel vecchio fusto della texaco ci metteva soltanto le cassette di frutta, vuote, che aveva recuperato nel mercato ortofrutticolo lì all’angolo con Walmensity.

Frank era cresciuto con il nonno che gli raccontava di quando faceva il tramviere e gli parlava sempre del suo amore elettrico. La stanga.

Era una vettura eccezionale, quando si stava ai suoi comandi era come un’amante, difatti nel raccontarlo il nonno di Frank, come tutti i suoi colleghi che conoscevano la stanga, raggiungeva un orgasmo platon.

La stanga era un tram composto da due carrozze con doppio sistema frenante, uno agiva sul motore e l’altro sulle ruote, viaggiando su questo mezzo si poteva capire il perché di tale orgasmo nel raccontarlo, ai comandi del conduttore rispondeva docile come un bue, nelle accelerazioni non faceva nessun rumore, era silenziosissimo, non incappava mai in una buca, marciava su rotaie, non necessitava mai di carburante.

Il vantaggio di questa vettura era che non inquinava l’aria e i passeggeri di questo tram, anche se spesso vi si trovavano pressati come carne in scatola, viaggiavano nel più completo relax, magari riuscivano a conversare tra di loro su come riuscire poi a scendere, erano quasi, per così dire, trattenuti dall’abbandonare la stanga, comunque questa dava modo loro di poter riaprire quel rapporto sociale che era ormai stato trascurato così per lungo tempo e che si era dimenticato il che cosa voleva dire prossimo.

Mary, invece, era figlia di una maestra con indirizzo Montessori. La mamma le aveva insegnato che i genitori avrebbero dovuto sempre considerare i loro figli come persone, con la loro personalità, il loro carattere, la loro creatività, i loro bisogni, i loro diritti e i loro doveri. 

Non come esseri senza identità alla mercé degli adulti e perciò le aveva trasmesso il dovere di rispettare gli altri e il diritto di essere rispettata.

Tony, era figlio di un medico che, al contrario dei suoi colleghi, ai sui pazienti prescriveva le medicine, ma subito dopo strappava la ricetta, dicendo loro che le medicine avrebbero fatto più male che bene e li consigliava di bere tanta acqua, mangiare tanta verdura e frutta. Insomma seguire un’alimentazione sana e genuina, anche se bisognava scegliere fra un antiparassitario e un estrogeno, comunque la sua ricetta era quella di non assumere medicine perché assommando queste agli antiparassitari e agli estrogeni ci sarebbe poi stata come una reazione atomica all’interno dell’organismo del paziente.

Intanto cominciava a piovere, il fuoco si stava spegnendo, il freddo era cane, erano le due di notte, vennero alla conclusione che il futuro più immediato era quello di andarsene ognuno a casa propria con il programma di ragionare, nel sogno, di come ciascuno di loro avrebbe sognato il futuro.

 

Pietro Cristini