n. di repertorio SIAE 0001863

 

L’Onore del Netturbino Filosofo

Alle prime luci dell’alba di ogni mattino dell’anno, con qualunque tempo, il netturbino inizia la sua opera creativa. La creazione dell’igiene.

Tra una macchina e l’altra, eseguendo esercizi ginnici paragonabili a quelli che precedettero le olimpiadi di Atene, recupera barattoli di coca cola, buste di patatine pai, schede del superenalotto gettate con rabbia da chissà quale eterno perdente, carte, fogli di giornali comprati, letti e mai capiti, aghi di pino, foglie di platano antipatico che fa tanta ombra d’estate e tanta spazzatura d’autunno e d’inverno, intoppa i tombini e fa allagare le strade, e poi le deiezioni canine, così oggi definiscono le cacche dei cani.

A proposito di queste, dopo averne raccolte tantissime, oggi tutti hanno un amico cane, ma nessun essere umano come amico, il netturbino mette in atto la sua filosofia, quella di creare un cumulo di foglie di platano sulla cacca di cane, dimodoche, essendo il netturbino tanto rispettato, c’è sempre qualcuno che rispettandolo di più, darà un calcio al cumulo di foglie di platano e si porterà via pure la cacca di cane, spalmata sopra e sotto la scarpa, magari è lo stesso amico del cane che ha mollato la cacca di cane, riciclare è giusto.

Ama il prossimo tuo come te stesso.

Quando poi arriva il lunedì, arriva pure la quantità di monnezza della domenica ammucchiata in cornice ai cassonetti.

In quel mentre il netturbino attua la strategia elaborata dalla filosofia del netturbino.  Poggia la scopa al carrettino, infila i guanti come un chirurgo che si accinge a saturare una ferita, e trasferisce i sacchetti pieni di monnezza dal suolo stradale al cassonetto già stracolmo, creando così una montagna di monnezza sopra altra monnezza, ma lasciando sgombro il suolo per poter scopare con tutta tranquillità.

Malcapitato sarà il netturbino addetto alla raccolta, e si, perché nello spostare il cassonetto dovrà stare attento a non farsi crollare addosso la montagna creata dal suo collega, che se è stato un vero netturbino filosofo, la montagna sarà come un puzzle e non cadrà addosso al malcapitato, che allora si potrà dichiarare capitato bene.

Il vero netturbino non scopa mai controvento.

Quando raccoglie con la pala la spazzatura e fa l’azione di trasferirla nel cestone, la scopa la usa poggiandola con cura e maestria sopra la piegatura del braccio, non la posiziona mai al disotto dell’avambraccio, causa questa di colpi in faccia o in testa a qualche sfortunato passante.

Essere netturbino è un’arte non comune, peraltro non riconosciuta.

Il netturbino è un campione nel lancio del peso, non ha eguali olimpionici nel lanciare dieci, venti chili di monnezza contenuta in un sacco, con l’eleganza alla carlafracci nella bocca di carico di una bartoletti.

Eh!! Chi più di lui può conoscere la monnezza e come trattarla.

Neanche il suo direttore sa come si agguanta un sacco nel momento del lancio, una pala e una scopa al momento dell’azione di conferimento della monnezza nel cassone di un cr, come si agguanta un cassonetto con le ruote rotte, perdipiù su una strada in discesa o in salita e con un compagno di lavoro che non è un netturbino filosofo.

Ma anche se lo sapesse fare non avrebbe la grazia del netturbino filosofo, l’eleganza del netturbino filosofo, l’aspetto nobile del netturbino filosofo, l’umanità del netturbino filosofo, il sentimento del netturbino filosofo, l’amore verso il prossimo del netturbino filosofo.

Per il lavoro che svolge, il netturbino filosofo ama il prossimo suo più di se stesso.

Meriterebbe l’edificazione di un santuario in suo onore, come san pietro.

Se non esistesse il netturbino filosofo non esisterebbe l’igiene ambientale.

Non solo i santi fanno i miracoli.

Pietro Cristini